MODELLO ORGANIZZATIVO 231

Ai sensi del D.Lgs. n. 231 del 8 Giugno 2001


Sezione 0    "Introduzione generale"

0.1 Approccio concettuale e metodologia alla definizione di un Modello       Organizzativo 231

Gli obiettivi del modello organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231/01 attengono alle seguenti sfere:

Liceità : intesa nei termini della garanzia dell’esercizio delle attività proprie dell’organizzazione nel rispetto di norme, leggi e regolamenti
Etica : quale elemento cardine di buon governo e di corretto assolvimento degli obiettivi dell’organizzazione anche in relazione al proprio ruolo sociale
Trasparenza : relativa alla piena e corretta circolazione delle informazioni sia all’interno del sistema amministrativo dell’organizzazione sia fra quest’ultimo e gli interlocutori esterni
Efficacia dell’adozione : tanto più garantita se norme, regolamenti e leggi vengono seguiti e rispettati nell’interesse delle policy territoriali

0.2 Metodologia di costruzione di un Modello Organizzativo 231

Di seguito si rappresentano gli elementi essenziali che costituiscono il fondamento nella costruzione di un Modello Organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231/01:

Definizione del Modello di organizzazione, gestione e controllo Definizione del Codice Etico (o codice di comportamento) Individuazione e nomina dell’ODV (Organismo di Vigilanza)

Analisi del contesto operativo dell’organizzazione al fine di identificare i processi e le attività sensibili

Definizione ed approvazione da parte dei vertici dell’organizzazione di un codice etico nell’ambito del quale esplicitare, a titolo di esempio, i principi etici di riferimento, le regole di comportamento, i comportamenti vietati, etc.,

Individuazione dell’ODV (Organismo di Vigilanza)

Analisi dei controlli già in essere e dei gap rilevati rispetto ai principi di controllo di riferimento (individuati secondo le previsioni del D.Lgs. 231/01)

Definizione di un sistema disciplinare e di meccanismi sanzionatori da applicare ad ogni violazione dei principi normativi ed applicativi contenuti nel codice etico e nel modello di organizzazione 231 a prescindere dalla commissione di un illecito e delle eventuali conseguenze esterne causate dal comportamento inadempiente

Nomina dell’ODV (Organismo di Vigilanza)

Definizione di protocolli di controllo e presidi organizzativi sui processi e sulle attività sensibili identificati

Definizione del Piano di Vigilanza / Reporting verso l’ODV

Definizione di un modello di organizzazione, gestione e di controllo articolato in una parte generale ed in una o più parti speciali



In particolare tale metodologia è articolata in due fasi principali:

IDENTIFICAZIONE AREE SENSIBILI

Mediante l’analisi del contesto dell’organizzazione e del modello operativo di funzionamento per evidenziare dove (=in quale settore / area di attività) e secondo quali modalità si possono verificare eventi pregiudizievoli in riferimento al D.Lgs. 231/01

DEFINIZIONE DI UN SISTEMA DI CONTROLLO PREVENTIVO

Anche conosciuto come "Protocollo per la programmazione della formazione ed attuazione delle decisioni dell’organizzazione", un sistema di controllo preventivo è utile per effettuare la valutazione del sistema esistente nell’organizzazione ed il suo eventuale aggiornamento in termini di capacità di contrastare la prevenzione degli illeciti, garantire la conformità a leggi e regolamenti, la trasparenza e l’eticità dell’operato oltre che l’efficacia dell’adozione



La realizzazione del modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.Lgs. 231/01 (di seguito indicato come "Modello 231") viene effettuata sulla base
  • di risultati raggiunti nelle fasi di analisi e definizione di un sistema di organizzazione, gestione e controllo
  • delle scelte di indirizzo degli organi decisionali dell’organizzazione


STRUTTURA DEL MODELLO ORGANIZZATIVO 231

SEZIONE 1

Disposizioni Generali

SEZIONE 2

Disposizioni relative ai processi sensibili

SEZIONE 3

Appendice Normative

Adozione, attuazione, aggiornamento, diffusione del Modello 231

Descrizione delle fattispecie di reato richiamate dal D.Lgs. 231/01

Descrizione del quadro normativo di riferimento

Individuazione delle attività a rischio di commissione di reati

Descrizione dei processi sensibili identificati ossia di quelle attività nel cui ambito potrebbe presentarsi il rischio di commissione di un illecito

Processi sensibili relativi alle aree a rischio

Individuazione dei protocolli di controllo applicabili a tutti i processi sensibili identificati

Protocolli per la formazione e l’attuazione delle decisioni

Modalità di gestione delle risorse finanziarie

Obblighi di informazione
 

Sistema disciplinare
 

OdV
(Organismo di Vigilanza)

Sezione 1    "Adozione, attuazione, aggiornamento e                     diffusione"


1.1 Il sistema organizzativo e gestionale dell’organizzazione è mirato a garantire lo svolgimento delle attività nel rispetto della normativa vigente e delle prescrizioni del Codice Etico.



Numero di protocollo atto di adozione Codice Etico

DELIBERA CdA n°8/2012

Data di adozione Codice Etico

18 Dicembre 2012


Nell’ottica della pianificazione e gestione delle attività tese all’efficienza, alla correttezza, alla trasparenza ed alla qualità, l’organizzazione ha adottato ed attua le misure organizzative, di gestione e di controllo descritte nel presente documento in conformità alle indicazioni contenute nelle linee guida di riferimento / di competenza.



Linee guida di competenza territoriale

UNEBA



Al fine di prevenire il rischio di commissione di reati dai quali possa derivare la responsabilità dell’organizzazione ai sensi del D.Lgs. 231/01, il Modello 231 prevede:

  • L’individuazione delle attività nel cui ambito possono essere commessi reati
  • Specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’organizzazione in relazione agli specifici reati da prevenire
  • L’individuazione di modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati
  • Gli obblighi di informazione nei confronti dell’Organismo deputato a vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del modello stesso
  • L’introduzione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello

Il modello è sottoposto a verifica periodica e viene modificato nel caso in cui siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni o si verifichino mutamenti dell’organizzazione o delle attività dell’organizzazione ovvero delle norme di riferimento.

È fatto obbligo a chiunque operi all’interno dell’organizzazione o collabori con essa di attenersi alle pertinenti prescrizioni del Modello 231 e in specie di osservare gli obblighi informativi dettati al fine di consentire il controllo della conformità dell’operato alle prescrizioni stesse.

Copia del Modello 231 e dei documenti ad esso allegati oltre che dei suoi aggiornamenti è depositata presso la sede dell’organizzazione ed è a disposizione di chiunque abbia titolo a consultarla. Inoltre il Modello 231 è pubblicato sulla home page dell’intranet aziendale.



FUNZIONI INTERNE CODICE 231 CODICE ETICO ANALISI RISCHI

Membri del C.D.A

Revisore dei conti

Organismo di Vigilanza

Presidente Legale Rappresentante

Direttore Generale

Responsabile SA 8000

RSPP

RLS

Altre



FUNZIONI ESTERNE CODICE 231 CODICE ETICO ANALISI RISCHI

Enti finanziatori

Ente di competenza (Regione/Provincia/Comune)

Organismi ispettivi

Altre/Consulenti (solo su
richiesta alla direzione )

1.2 Individuazione delle attività a rischio di commissione di reati


In relazione alle attività svolte dall’organizzazione, a seguito di specifica analisi dei rischi sono individuate le aree o settori funzionali nel cui ambito si possono manifestare fattori di rischio relativi alla commissione di violazioni delle norme penali indicate dal D.Lgs. 231/01 o, in generale, dal Codice Etico dell’organizzazione stessa. L’analisi dei rischi è stata strutturata in modo da valutare per ciascuna fase dei processi (descritta in appositi protocolli) quali possono essere quelli potenzialmente a rischio relativamente ai singoli articoli del D.Lgs. 231/01. In tal senso è stata creata la seguente tabella per poter valutare questi aspetti e definirne delle priorità di intervento:

Probabilità "P" Danno "D" Valore

Inevitabile

> = 30%

Altissimo

5

Alta

5% < = P < = 30%

Alto

4

Moderata

1% < = P < 5%

Moderato

3

Bassa

0,01% < = P < 1%

Basso

2

Remota

< 0,01%

Irrilevante

1


P x D 1 2 3 4 5

1

1

2

3

4

5

2

2

4

6

8

10

3

3

6

9

12

15

4

4

8

12

16

20

5

5

10

15

20

25



Se P x D

0 - 5

Nessuna azione

Se P x D

6 - 10

Azione necessaria entro 1 anno

Se P x D

12 - 16

Azione necessaria entro 1 mese

Se P x D

20 - 25

Azione necessaria entro 2 giorni



Mediante l’individuazione delle aree a rischio e la conseguente adozione delle opportune procedure descritte nei protocolli nella parte speciale (Sezione 2), dedicata a ciascuna di esse, il Modello 231 si propone di predisporre un sistema strutturato ed organico che ha il fine di consentire all’organizzazione di intervenire tempestivamente per prevenire o contrastare la commissione dei reati nelle aree stesse. Le componenti più rilevanti del sistema di controllo preventivo sono:
  • Il Codice Etico


  • Definisce il sistema normativo interno, diretto a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni in relazione ai rischi e reati a prevenire e fissa le linee di orientamento generali alle quali si deve fare riferimento nel disciplinare le modalità operative da adottare nei settori sensibili
  • L’adozione di un sistema organizzativo


  • Sistema organizzativo formalizzato con l’impiego di strumenti (organigramma, procedure, protocolli, modulistica, reportistica e tutto ciò che è previsto da un Sistema di Gestione per la Certificazione Etica correttamente implementato) idonei a soddisfare le esigenze di:
    • Conoscibilità dei meccanismi organizzativi all’interno dell’organizzazione stessa
    • Formale delimitazione dei ruoli con individuazione delle funzioni svolte nell’ambito di ciascuna funzione
    • Chiara definizione dei poteri organizzativi che siano coerenti con le responsabilità assegnate e delle conseguenti linee di riporto
    • Chiara definizione dei poteri autorizzativi e di firma tramite un sistema di deleghe di funzioni e di procure per la firma di atti aziendali che assicuri una chiara e trasparente rappresentazione del processo di formazione e di attuazione delle decisioni
    • L’adozione di precisi protocolli
    • L’individuazione di processi di gestione e controllo delle risorse finanziarie nelle aree a rischio
    Il sistema di controllo preventivo si ispira ai principi di:
  • Verificabilità, documentabilità, coerenza e congruenza di ogni operazione (specie quelle a rischio)


  • Qualunque attività rientrante nelle aree a rischio deve essere adeguatamente documentata affinchè si possano acquisire, in qualunque momento, informazioni in merito:
    • alle principali fasi dell’operazione
    • alle ragioni che hanno portato al suo compimento
    • ai soggetti che ne hanno presidiato il compimento o hanno fornito le necessarie autorizzazioni
  • Separazione delle funzioni


  • Con l’obiettivo che nessuno possa gestire in autonomia tutte le fasi di un processo ma vi sia:
    • una netta differenziazione, all’interno di ciascun processo, tra il soggetto che lo inizia, il soggetto che lo esegue e lo conclude e quello che lo controlla
    • la documentazione scritta di ciascun passaggio rilevante del processo

1.3 Processi sensibili relativi alle aree a rischio

Sono individuati i seguenti processi sensibili comuni allo svolgimento delle attività dell’organizzazione nelle aree o settori funzionali di cui al precedente punto 1.2 :
  • Processo di gestione delle risorse umane
  • Processo di relazioni con gli stakeholders
  • Processo di approvvigionamento
  • Processo di gestione dei sistemi informativi
  • Processo amministrativo (Registrazione, redazione e controllo dei documenti contabili ed extra contabili) e finanziario
  • Processo di tutela della salute, sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro
Il Modello 231 e nello specifico nella Sezione 2, prescrive per ciascun processo sensibile individuato le modalità di svolgimento delle relative attività ed indica, ove rilevanti, le specifiche procedure cui attenersi prevedendo in particolare:
  • I protocolli per la formazione e l’attuazione delle decisioni
  • Le modalità di gestione delle risorse finanziarie
  • Gli obblighi di informazione dell’OdV - Organismo di Vigilanza

1.4 Protocolli per la formazione e l’attuazione delle decisioni


In ragione dell’articolazione delle attività e della complessità organizzativa, l’organizzazione ha deciso di adottare un sistema di deleghe di poteri e di funzioni. Ogni delega, formalizzata e consapevolmente accettata dal delegato, prevede in termini espliciti e specifici l’attribuzione degli incarichi a persone dotate di idonea capacità e competenza, assicurando al delegato l’autonomia ed i poteri necessari per lo svolgimento della funzione. L’organigramma aziendale e il funzionigramma (indicante le funzioni attribuite a ciascuna posizione), è disponibile presso la DG e comunicato a tutte le funzioni. Esso viene aggiornato in occasione di ogni sua variazione significativa. Con riferimento alle attività relative ai processi sensibili espressamente individuate, il Modello 231 (Sezione 2) prevede specifici protocolli contenenti la descrizione formalizzata:
  • delle procedure interne per l’assunzione e l’attuazione delle decisioni di gestione, con l’indicazione delle modalità relative e dei soggetti titolari delle funzioni, competenze e responsabilità
  • delle modalità di documentazione e di conservazione degli atti delle procedure in modo da assicurare la trasparenza e verificabilità delle stesse
  • delle modalità di controllo della conformità tra le procedure previste e la loro attuazione e documentazione
Le procedure interne previste dai protocolli assicurano la separazione e l’indipendenza gerarchica tra chi elabora la decisione, chi la attua e chi è tenuto a svolgere i controlli. Sono stabiliti limiti all’autonomia decisionale per l’impiego delle risorse finanziarie mediante fissazione di puntuali soglie quantitative in coerenza con le competenza gestionali e le responsabilità organizzative affidate a singole persone. Il superamento di tali limiti quantitativi può avere luogo nel rispetto delle procedure di autorizzazione e di rappresentanza stabilite, sempre assicurando separazione ed indipendenza gerarchica tra coloro che autorizzano la spesa, coloro che la devono attuare e coloro ai quali sono stati affidati i controlli. Nel caso in cui siano previste modalità di rappresentanza congiunta è assicurato un principio di indipendenza gerarchica tra coloro che sono titolari del potere di rappresentanza in forma congiunta. Deroghe ai protocolli ed alle procedure previsti nel Modello 231 sono ammesse in caso di emergenza oppure di impossibilità temporanea di attuazione delle stesse. La deroga, con l’espressa indicazione della sua ragione, è immediatamente comunicata all’Organismo di Vigilanza. I protocolli sono aggiornati anche su proposta o segnalazione dell’OdV stesso.

1.5 Modalità di gestione delle risorse finanziarie


Con riferimento alle attività relative ai processi sensibili espressamente individuate, il Modello 231 (Parte II) prevede specifiche modalità di gestione delle risorse finanziarie. Le modalità di gestione assicurano la separazione e l’indipendenza tra i soggetti che concorrono a formare le decisioni di impiego delle risorse finanziarie, coloro che attuano tali decisioni e coloro ai quali sono affidati i controlli circa l’impiego delle risorse finanziarie. Tutte le operazioni che comportano utilizzazione o impegno di risorse economiche o finanziarie devono avere adeguata causale ed essere documentate e registrate, con mezzi manuali o informatici, in conformità a principi di correttezza professionale e contabile. Il relativo processo decisionale deve essere verificabile. Tutte le operazioni inerenti ad attività o prestazioni atipiche o inusuali devono essere specificamente e chiaramente motivate e comunicate all’Organismo di Vigilanza. Le modalità di gestione sono aggiornate, anche su proposta o segnalazione dell’OdV stesso.

1.6 Obblighi di informazione dell’OdV - Organismo di Vigilanza


Il Modello 231 prevede, per le attività relative ai processi sensibili espressamente individuate, specifici obblighi di informazione nei confronti dell’OdV. In ogni caso l’Organismo di Vigilanza ha accesso a tutta la documentazione relativa ai processi sensibili indicati al punto 1.3 (Processi sensibili relativi alle aree a rischio). È assicurata piena libertà a tutto il personale aziendale di rivolgersi direttamente all’Organismo di Vigilanza per segnalare violazioni del Modello 231 o eventuali irregolarità. A tal fine sono previste specifiche linee di reporting verso l’OdV stesso da parte delle strutture aziendali. In particolare il reporting verso l’OdV potrà riguardare, a titolo meramente esemplificativo:
  • Le decisioni relative alla richiesta, erogazione ed utilizzo di finanziamenti pubblici
  • Le richieste di assistenza legale nei confronti delle quali la Magistratura procede per i reati previsti dalla richiamata normativa
  • I provvedimenti e/o notizie provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi altra autorità, dai quali si evinca lo svolgimento di indagini, anche nei confronti di ignoti, per i reati di cui al D.Lgs. n. 231/2001
  • Le commissioni di inchiesta o relazioni interne dalle quali emergano responsabilità per le ipotesi di reato di cui al D.Lgs. n. 231/2001
  • Le notizie relative alla effettiva attuazione, a tutti i livelli dell’ente, del Modello 231, con evidenza dei procedimenti disciplinari svolti e delle eventuali sanzioni irrogate ovvero dei provvedimenti di archiviazione di tali procedimenti con le relative motivazioni
  • I prospetti riepilogativi degli appalti affidati a seguito di gare a livello nazionale e europeo, ovvero a trattativa privata
  • Le notizie relative a commesse attribuite da enti pubblici o soggetti che svolgano funzioni di pubblica utilità
  • Reportistica periodica in materia di salute e sicurezza sul lavoro
Per "reporting" si intende qualsiasi comunicazione scritta che la funzione responsabile invia all’OdV. Tali comunicazioni non hanno un format istituzionale, ma devono sempre riportare almeno i seguenti argomenti:
  • Aspetti significativi afferenti le diverse attività
  • Eventuali deroghe alle procedure di processo decise in caso di emergenza o di impossibilità temporanea di attuazione
  • Eventuali anomalie riscontrate
  • Monitoraggio delle attività effettuate in corso di erogazione dei servizi
La frequenza di redazione ed invio dei report non è definita, ma deve essere comunque effettuata almeno una volta all'anno e, se necessario, tutte le volte che lo si ritiene indispensabile in maniera tale da garantire un tempestivo intervento risolutore.

1.7 Sistema disciplinare


Il codice disciplinare dell’organizzazione, adottato in conformità alle vigenti previsioni di legge, è integrato sulla base della seguente previsione. Costituisce illecito disciplinare del dipendente/collaboratore aziendale:
  • La mancata, incompleta o non veritiera documentazione dell’attività svolta prescritta per i processi sensibili
  • L’ostacolo ai controlli, l’impedimento ingiustificato all’accesso alle informazioni ed alla documentazione opposto ai soggetti preposti ai controlli delle procedure e delle decisioni, incluso l’Organismo di Vigilanza, o altre condotte idonee alla violazione o elusione del sistema di controllo
  • Le violazioni ingiustificate e reiterate delle altre prescrizioni del Modello 231
La sanzione disciplinare, graduata in ragione della gravità della violazione, è applicata, anche su segnalazione e richiesta dell’Organismo di Vigilanza, nel rispetto della vigente normativa di Legge. In particolare La Fondazione condanna ogni qualsiasi forma di discriminazione sulla base dell’appartenenza di genere, etnica, politica e religiosa. I contratti di collaborazione stipulati dall’azienda con lavoratori parasubordinati, consulenti e assimilati devono contenere una clausola di risoluzione del rapporto per gli inadempimenti alle prescrizioni del Modello 231 loro riferite ed espressamente indicate. Le violazioni rilevanti delle pertinenti prescrizioni del Modello 231 commesse da persone che rivestono, o che di fatto esercitano, funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione aziendale o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, sono segnalate dall’Organismo di Vigilanza o al Consiglio di Amministrazione per le determinazioni del caso, che a seconda della gravità della violazione possono consistere:
  • Nel richiamo formale in forma scritta, che censuri la violazione delle prescrizioni del Modello 231
  • Nella sospensione dalla carica e dal compenso per un periodo compreso fra un mese e sei mesi, per violazioni particolarmente gravi, reiterate o molteplici
  • Nella proposta o decisione di revoca dalla carica, in caso di violazioni di eccezionale gravità
In particolare, l’Articolo 6 del D.Lgs. 231/01 prevede espressamente l’adozione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. La predisposizione di un adeguato sistema sanzionatorio, per la violazione delle prescrizioni contenute nel modello, è quindi una condizione essenziale, per assicurare l’effettività del modello stesso. L’applicazione delle sanzioni disciplinari prescinde dall’esito di un eventuale procedimento penale, in quanto le regole di condotta imposte dal modello sono assunte dall’azienda in piena autonomia, indipendentemente dalla tipologia di illecito che le violazioni del modello stesso possano determinare. Il tipo e l’entità delle sanzioni si determinano, conformemente a quanto prevede il codice disciplinare vigente, in relazione:
  • All’intenzionalità del comportamento o al grado di negligenza, imprudenza o imperizia con riguardo anche alla prevedibilità dell’evento
  • Al comportamento complessivo del lavoratore, con particolare riguardo alla sussistenza o meno di precedenti disciplinari del medesimo
  • Alle mansioni ed all’inquadramento contrattuale del lavoratore
  • Alla posizione funzionale delle persone coinvolte nei fatti costituenti la mancanza
  • Alle altre particolari circostanze che accompagnano la violazione disciplinare
Per quanto riguarda l’accertamento delle suddette infrazioni, i procedimenti disciplinari e l’irrogazione delle sanzioni, restano invariati i poteri già conferiti, nei limiti della relativa competenza, alla Direzione Generale. Il sistema disciplinare viene costantemente monitorato dall'OdV.

1.7.1 Misure nei confronti di impiegati e degli addetti ai servizi generali ed amministrativi



Il lavoratore che non rispetti le norme e le procedure di gestione, prevenzione e controllo dei reati lede il rapporto di fiducia instaurato con l’organizzazione in quanto viola, tra l’altro, l’Articolo 2104 del Codice Civile (Diligenza del prestatore di lavoro: il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta e dall’interesse dell’azienda dalla quale dipende. Deve inoltre osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo, dai quali gerarchicamente dipende). I comportamenti, tenuti dai lavoratori, in violazione delle singole regole comportamentali dedotte nel presente modello sono definiti come illeciti disciplinari. Le sanzioni irrogabili, nei riguardi dei lavoratori, rientrano tra quelle previste dal Regolamento disciplinare, nel rispetto delle procedure previste dall’Articolo 7 della legge 300/1970 (Statuto dei lavoratori)"Sanzioni disciplinari" e di eventuali normative speciali applicabili. In relazione a quanto sopra, il modello fa riferimento alle categorie di fatti sanzionabili previste dall’apparato sanzionatorio esistente, nei termini che vengono descritti nella seguente tabella:


Provvedimento disciplinare Mancanza disciplinare
Rimprovero verbale o scritto

Vi incorre il lavoratore che commetta violazioni di lieve entità, quali, ad esempio:

  • L’inosservanza delle procedure prescritte
  • L’omissione ingiustificata dei controlli previsti nelle aree individuate come a rischio
  • La mancata trasmissione di informazioni rilevanti all’OdV
  • L’adozione di un comportamento non conforme a quanto prescritto dal Modello 231
Multa (fino ad un massimo di
4 ore di retribuzione)

Vi incorre il lavoratore recidivo, in relazione al verificarsi di una delle seguenti circostanze:

  • Al lavoratore, nei precedenti due anni, sono state più volte contestate, con rimprovero verbale o scritto, le medesime violazioni, seppure di lieve entità
  • Il lavoratore ha posto in essere, nello svolgimento dell’attività nelle aree considerate a rischio, reiterati comportamenti non conformi alle prescrizioni del modello, prima ancora che gli stessi siano stati accertati e contestati
Sospensione dal servizio e
dalla retribuzione fino a un
massimo di 10 gg

Vi incorre il lavoratore che, nel violare le procedure interne previste dal Modello 231 o adottando, nell’espletamento di attività nelle aree a rischio, un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello 231 stesso, ovvero compiendo atti contrari all’interesse dell’azienda arrechi danno alla stessa, o la esponga ad una situazione oggettiva di pericolo alla integrità dei propri beni.

Sospensione dal servizio e
dalla retribuzione da 11 gg fino
a 6 mesi

Vi incorre il lavoratore che, operando in aree a rischio, adotti comportamenti fortemente difformi da quanto stabilito nei protocolli del Modello 231, oppure comportamenti gravi già censurati in precedenza o, ancora, azioni dirette in modo univoco al compimento di un reato contemplato dal D. Lgs. 231/01.

Licenziamento con indennità
sostitutiva di preavviso

Vi incorre il lavoratore che, operando in aree a rischio, adotti comportamenti fortemente difformi da quanto stabilito nei protocolli del Modello 231, oppure comportamenti gravi già censurati in precedenza o, ancora, azioni dirette in modo univoco al compimento di un reato

Licenziamento senza preavviso

Vi incorre il lavoratore che adotti, nello svolgimento dell’attività in aree a rischio, una condotta palesemente in violazione delle prescrizioni del Modello 231 o della Legge, tale da determinare, potenzialmente o di fatto, l’applicazione all’azienda delle misure previste dal D. Lgs. 231/01, con conseguente grave danno patrimoniale e di immagine per l’azienda stessa.



1.7.2 Misure nei confronti dei dirigenti


In caso di violazione da parte di dirigenti delle procedure interne previste dal presente Modello 231 o di adozione, nell’espletamento di attività nelle aree a rischio, di un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello 231 stesso, si provvederà ad applicare nei confronti dei responsabili le misure più idonee, in conformità a quanto previsto dal Contratto collettivo nazionale di lavoro.

1.7.3 Misure nei confronti degli amministratori


In caso di violazione del modello da parte di amministratori, l’OdV informerà l’intero Consiglio di Amministrazione e/o la Direzione Generale, che provvederanno ad assumere le opportune iniziative previste dalla vigente normativa.

1.7.4 Misure nei confronti di collaboratori e consulenti esterni


I soggetti legati da rapporti di collaborazione o di consulenza che pongano in essere, nell’esercizio della loro attività, comportamenti in contrasto con le disposizioni contenute nel Modello 231 adottato dall’azienda, potranno essere sanzionati con l’interruzione del relativo rapporto, sulla base di apposite clausole risolutive espresse, inserite nei contratti stipulati con tali soggetti.

1.8 Organismo di Vigilanza (OdV)


La Fondazione ha approvato e adottato un Modello di Organizzazione, gestione e controllo ai sensi e per gli effetti del D.Lgs. 231/2001 (di seguito il "Modello"); in attuazione di quanto previsto dal citato decreto, ha inteso affidare ad un organo di vigilanza monocratico (nel seguito "O.d.V."), dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo, il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello, nonché di curarne l’aggiornamento ;
l’organismo cui affidare il compito di vigilare sul Modello e di proporne l’aggiornamento è stato individuato in un organo monocratico composto da un professionista esterno.

L’OdV aziendale è composto da:


Membro unico    Chiara dr.ssa Segala

L’incarico è regolato dalle seguenti clausole:

  1. Decorrenza e durata dell’incarico
    L’incarico s’intende conferito per un periodo triennale con decorrenza dal 10 gennaio 2015 e termine il 10 gennaio 2018.
    È espressamente escluso il rinnovo tacito.
  2. Compenso
    Per lo svolgimento delle prestazioni oggetto del presente incarico, al Professionista spetta un onorario di € 500,00 (euro cinquecento/00) su base annua con maturazione pro rata temporis.
    Inoltre,a fronte delle trasferte effettuate presso la sede della Fondazione è riconosciuto al Professionista un rimborso a pié di lista delle spese sostenute nell’espletamento della carica.
    I compensi indicati e gli eventuali compensi accessori si intendono sempre al netto dell’I.V.A. e del contributo previdenziale.
    I corrispettivi pattuiti saranno corrisposti in soluzioni semestrali, previa presentazione di avviso di fattura.
  3. Obblighi del Professionista:
    1. Con l’assunzione dell’incarico il Professionista si impegna a prestare la propria opera usando la diligenza richiesta dalla natura dell’attività esercitata, dalle leggi e dalle norme deontologiche applicabili.
    2. Il Professionista s’impegna a rispettare l’obbligo di riservatezza, non divulgando fatti o informazioni di cui sia venuto a conoscenza in relazione all’espletamento dell’incarico.
    3. Il professionista s’impegna, altresì, a non fare uso (sia nel proprio che nell’altrui interesse) di fatti o informazioni di cui sia venuto a conoscenza, curando e vigilando che anche i collaboratori, mantengano lo stesso obbligo di riservatezza.
  4. Obblighi della Fondazione:
    1. La Fondazione s’impegna a collaborare con il Professionista ai fini dell’esecuzione del presente incarico, consentendo allo stesso ogni attività di accesso e controllo dei dati necessari per l’espletamento del mandato.
    2. L’Organismo di Vigilanza (OdV) deve poter disporre di adeguate risorse finanziarie, al fine di garantire e rendere concreto quell’autonomo "potere di iniziativa e di controllo" che il D.Lgs. 231/01 gli riconosce. A tal fine la Fondazione stanzia per l’anno 2015 € 10.000,00 quale Budget all’OdV per l’esercizio delle proprie funzioni. L’importo del Budget verrà determinato di anno in anno dal CdA.
    3. La Fondazione s’mpegna ad informare tempestivamente il Professionista su qualsivoglia variazione che abbia inerenza all’incarico conferito.
    4. La Fondazione s’mpegna altresì a:
      • far organizzare corsi di formazione a favore dei dipendenti di ogni grado sul tema D.Lgs. 231/2001, codice etico, "Modello Organizzativo" e adempimenti collegati;
      • aggiornare il contenuto del "Modello Organizzativo" su indicazione dell’OdV;
      • attivare ogni mezzo utile a consentire i prescritti flussi informativi verso l’OdV
  5. Sospensione, revoca e dimissioni:
    l’Organo Amministrativo può deliberare la sospensione del membro dell’Organismo di Vigilanza nel caso in cui lo stesso sia raggiunto da avviso di garanzia per uno dei reati di cui gli artt.24 e ss. del D.Lgs. 231/2001, fatta salva la sua completa reintegrazione in caso di mancato rinvio a giudizio

    La revoca dei poteri propri dei componenti dell’Organismo di Vigilanza e l’attribuzione di tali poteri ad altro soggetto può avvenire soltanto per giusta causa e nei casi di sopravvenuta ineleggibilità e incompatibilità.
    L’incarico di membro dell’OdV decade nel caso in cui lo stesso perda o cessi l’incarico di revisore contabile ricoperto nella Fondazione.

    Il Professionista può rassegnare le dimissioni dall’incarico in qualunque momento; i membri dimissionari rimangono in carica fino alla deliberazione di nomina del nuovo membro e comunque non oltre tre mesi dalla data di comunicazione delle dimissioni.
  6. Rinvio
    Per nomina
    Per quanto non espressamente previsto dalla presente lettera di incarico, si fa esplicito rimando alle norme del codice civile che disciplinano il lavoro autonomo (art.2229 2 ss.), alle altre norme vigenti in materia di ordinamento professionale, agli obblighi deontologici ed agli usi locali.
  7. Protezione dei dati personali
    Ai sensi del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 la Fondazione autorizza il Professionista (incaricato)al trattamento dei propri dati personali per l’esecuzione degli incarichi ad esso affidati.

1.8.1 Caratteristiche dell’Organismo di Vigilanza



Requisiti richiesti all’OdV:
  • Autonomia ed indipendenza
    L’OdV risponde, nello svolgimento delle proprie funzioni, solo al Consiglio di Amministrazione. I requisiti di autonomia ed indipendenza sono fondamentali, affinchè l’OdV non sia direttamente coinvolto nelle attività gestionali che costituiscono l’oggetto della sua attività di controllo: tali requisiti vengono ottenuti garantendo all’OdV una indipendenza la più elevata possibile e prevedendo una attività di reporting direttamente al CdA, Consiglio di Amministrazione.
  • Professionalità
    L’OdV deve possedere competenze tecnico-professionali adeguate alle funzioni che è chiamato a svolgere, anche di tipo ispettivo e consulenziale. Tali caratteristiche, unite all’indipendenza, garantiscono l’obbiettività di giudizio.
  • Continuità di azioneL’OdV deve lavorare costantemente sulla Vigilanza del Modello 231, con i necessari poteri d’indagine in modo da garantire la continuità dell’attività di vigilanza, anche attraverso la calendarizzazione dell’attività e dei controlli, la verbalizzazione delle riunioni e la disciplina dei flussi informativi provenienti dalle strutture interne
  • Onorabilità, assenza di cause di incompatibilità, conflitti di interesse e rapporti di parentela con i vertici aziendali
    Cotituisce la causa di ineleggibilità e di incompatibilità alla permanenza nella carica:
    1. La condanna con sentenza anche in primo grado, per aver commesso uno dei reati di cui al D.Lgs. 231/1 e/o uno degli illeciti amministrativi in materia di abusi di mercato di cui al TUF (D.Lgs. 58/98 Testo Unico della Finanza)
    2. La condanna ad una pena che comporta l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici, ovvero l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche.

1.8.2 Funzioni dell’Organismo di Vigilanza


All’OdV vengono attribuite le seguenti funzioni:

  • Vigilare sull’osservanza delle prescrizioni del modello da parte dei destinatari, in relazione alle diverse tipologie di reato contemplate dal D.Lgs. 231/01:

    • L’OdV esercita i poteri di controllo attribuitigli dal Modello 231, anche attraverso l’emanazione di direttive interne: a tale fine, l’Organismo effettua periodicamente verifiche mirate su determinate operazioni o atti specifici, posti in essere nell’ambito delle aree di attività a rischio, come definite nelle parti speciali del modello
    • L’OdV raccoglie, elabora e conserva le informazioni rilevanti, in ordine al rispetto del Modello 231 e procede al controllo dell’effettiva presenza, della regolare tenuta e dell’efficacia della documentazione richiesta, in conformità a quanto previsto nelle singole parti speciali del Modello 231 per le diverse tipologie di reati. Inoltre, aggiorna la lista di informazioni, comprese le segnalazioni, che devono essere obbligatoriamente trasmesse allo stesso OdV o tenute a sua disposizione
    • L’OdV effettua verifiche mirate sulle principali operazioni poste in essere dall’azienda, nell’ambito delle aree a rischio, e ne dà evidenza in un rapporto scritto, da trasmettersi agli organi societari nell’ambito dell’attività di reportistica periodica
    • L’OdV conduce le indagini interne, per accertare la fondatezza delle presunte violazioni delle prescrizioni del presente Modello 231, portate all’attenzione dell’OdV da segnalazioni, o emerse nel corso dell’attività di vigilanza svolta dall’OdV stesso
    • L’OdV si coordina con le altre funzioni, anche attraverso apposite riunioni, per il migliore monitoraggio delle attività nelle aree a rischio. A tal fine l’OdV viene tenuto costantemente informato, sull’evoluzione delle attività nelle aree a rischio e ha libero accesso a tutta la documentazione rilevante, compresi i relativi dati di aggiornamento. All’OdV devono essere inoltre segnalate, da parte del CdA e/o della Direzione Generale, eventuali situazioni dell’attività che possano esporre l’azienda al rischio di reato
    • L’OdV si coordina con i responsabili delle diverse funzioni, per i diversi aspetti attinenti all’attuazione del Modello 231: definizione delle clausole standard, formazione del personale, provvedimenti disciplinari, etc.,
    • L’OdV coordina le attività delle funzioni a rischio, per acquisire da tali funzioni elementi di indagine, al fine di un efficace monitoraggio delle attività, in relazione alle procedure stabilite nel Modello 231. A tale fine l’Organismo di Vigilanza può accedere a tutta la documentazione rilevante

  • Verificare la reale efficacia e l’effettiva capacità del Modello 231, in relazione alla struttura, di prevenire la commissione dei reati di cui al D.Lgs. 231/01:

    • L’OdV aggiorna il sistema di identificazione, classificazione e mappatura delle aree a rischio, in funzione dell’evoluzione del quadro normativo e della struttura interna, al fine di proporre i necessari adeguamenti del Modello 231, per renderlo efficace anche in relazione ai mutamenti organizzativi e normativi intervenuti;
    • A tal fine il CdA e/o la Direzione Generale e gli addetti alle attività di controllo, nell’ambito delle singole funzioni, devono segnalare all’OdV le eventuali situazioni in grado di esporre l’azienda al rischio di reato. Tutte le comunicazioni devono essere scritte (anche via e-mail) e non anonime
    • L’OdV verifica che gli elementi previsti dalle singole parti speciali del Modello 231, per le diverse tipologie di reati (adozione di clausole standard, espletamento di procedure, ecc.), siano comunque adeguati e rispondenti alle esigenze di osservanza di quanto prescritto dal D.Lgs. 231/01, provvedendo, in caso contrario, a proporre aggiornamenti degli elementi stessi

  • Individuare e proporre gli opportuni aggiornamenti e le opportune modifiche del Modello 231 in relazione alla mutata normativa o alle mutate condizioni interne

    • L’OdV ha il compito, in collaborazione con il CdA e la Direzione Generale, di seguire l’evoluzione della normativa di riferimento, con particolare riguardo alle eventuali modifiche ed integrazioni della medesima, nonchè di aggiornarsi in merito all’evoluzione delle pronunce giurisprudenziali, al fine di mantenere il Modello 231 aggiornato, con le prescrizioni normative e le interpretazioni vigenti
    • Come conseguenza di tale attività, l’OdV, in collaborazione con il CdA e la Direzione Generale e, ove opportuno, con le funzioni interessate, individua e propone gli opportuni aggiornamenti e le opportune modifiche del Modello 231 al Consiglio di Amministrazione stesso

1.8.3 Poteri dell’Organismo di Vigilanza


Per lo svolgimento dei propri compiti, l’OdV:
  • Gode di ampi poteri ispettivi e di accesso a tutti i documenti
  • Dispone di risorse finanziarie adeguate, il cui stanziamento è approvato di anno in anno dal Consiglio di Amministrazione .
  • Si avvale del supporto e della cooperazione delle varie strutture interne ed esterne, che possano essere interessate o comunque coinvolte nelle attività di controllo
  • Può avvalersi di terzi esterni, portatori di competenze necessarie per l’ottimale svolgimento dei propri compiti

Raccolta e conservazione delle informazioni


L’Organismo di Vigilanza provvede alla raccolta delle segnalazioni ricevute, dei report inviati e delle risultanze dell’attività di indagine e di verifica svolta in un apposito archivio (cartaceo o informatico): di tale archivio cura l’aggiornamento e definisce, con disposizione interna, i criteri, le modalità di accesso ed i soggetti legittimati ad accedervi.

Coordinamento con altre funzioni e attribuzione di incarichi


L’OdV si coordina con le altre funzioni competenti, per il compimento di specifiche attività, nei seguenti termini:
  • Con la Direzione per promuovere programmi di formazione dei dipendenti o per eventuali procedimenti disciplinari
  • Con il Servizio di Prevenzione e Protezione dei rischi per verificare l’applicazione delle misure atte a tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori
  • Con l’Ufficio Ragioneria per effettuare le verifiche, anche a campione, su fonti ed impieghi delle risorse finanziarie aziendali
  • Con altre funzioni, la cui collaborazione si dovesse rendere, di volta in volta, necessaria o utile

1.8.4 Il sistema delle verifiche


Il presente Modello 231 sarà soggetto alle seguenti tipologie di verifiche, coordinate dall’OdV, cui tutto il personale è tenuto a prestare la collaborazione che l’OdV riterrà opportuno richiedere:
  • Verifiche sugli atti posti in essere


    Periodicamente, con cadenza tendenzialmente annuale, si procederà ad una verifica dei principali atti e dei contratti di maggiore rilevanza, conclusi dall’azienda nelle aree a rischio
  • Attività di monitoraggio sull’effettività del modello


    Ha lo scopo di verificare quale sia il grado di coerenza tra le prescrizioni del Modello 231 ed i comportamenti concreti dei loro destinatari. A tale fine, viene istituito un sistema di dichiarazioni periodiche, con le quali i destinatari sono tenuti a confermare che non sono state poste in essere azioni non in linea con il modello stesso. I responsabili delle aree a rischio individuate hanno il compito di fare compilare le dichiarazioni ai loro sottoposti e di trasmetterle all’OdV, che ne curerà l’archiviazione ed effettuerà a campione il relativo controllo
  • Verifiche delle procedure


    Periodicamente, con cadenza tendenzialmente annuale, sarà verificato l’effettivo funzionamento del presente Modello 231, con le modalità stabilite dall’OdV. Inoltre, sarà intrapresa una revisione di tutte le segnalazioni ricevute nel corso dell’anno, delle azioni intraprese dall’OdV e dagli altri soggetti interessati, degli eventi considerati rischiosi, della consapevolezza del personale rispetto alle ipotesi di reato previste dal D.Lgs. 231/01, con verifiche ed interviste a campione

Come esito dell’insieme delle verifiche, verrà stipulato un rapporto da sottoporre all’attenzione del Consiglio di Amministrazione , in concomitanza con il rapporto annuale predisposto dall’OdV, che evidenzi le possibili manchevolezze e suggerisca le azioni da intraprendere.

Sezione 2    "Disposizioni relative ai processi sensibili"

2.1 Premessa


Il Modello 231 è rappresentato da procedure ed adempimenti specifici che consentono di presidiare le aree a maggior rischio, riferite ai reati indicati dal D.Lgs. 231/01, che, in estrema sintesi riguardano:
  • Corruzione e concussione (quest’ultimo, insieme a quello di corruzione passiva, quando chi agisce per l’azienda, che svolga una pubblica funzione o eserciti un pubblico servizio, abbia la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio)
  • Malversazione a danno dello Stato o dell’Unione Europea o di altro Ente Pubblico
  • Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato o di altro Ente Pubblico
  • Truffa aggravata ai danni dello Stato o di altro Ente Pubblico
  • Frode informatica ai danni dello Stato o di altro Ente Pubblico
  • Reati in tema di erogazioni pubbliche
  • Reati societari
  • Ostacolo all’esercizio delle funzioni della Autorità Pubbliche di Vigilanza
  • Delitti di falsità materiali, ideologiche, amministrative (in monete, carte di credito e valori di bollo)
  • Delitti contro la personalità individuale
  • Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute e dell’igiene sul lavoro.
Nella Sezione 3 sono riportate le norme di Legge rilevanti, con i riferimenti alle macro attività tipiche dei processi sensibili qui disciplinati. L’individuazione degli ambiti nei quali il rischio può presentarsi in maggiore misura mette in evidenza come si tratti di tipologie che possono realizzarsi in molte aree operative dell’azienda e a tutti i livelli organizzativi. Più in particolare, trattando ciascuno di questi reati, occorre ricordare che i controlli preventivi devono perciò riguardare, principalmente, i seguenti macro processi:

Macro processi

Rif.Sez.

Processo di gestione delle risorse umane

2.1

Processo di relazione con gli stakeholders

2.2

Processo di approvvigionamento

2.3

Processo di gestione dei sistemi informativi

2.4

Processo amministrativo (registrazione, redazione e controllo documenti contabili) e finanziario

2.5

Processo di tutela della salute, sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro

2.6


Per ciascuno di tali processi sono indicati i protocolli (o la documentazione di riferimento) identificati con la numerazione utilizzata per il Sistema di Gestione della Certificazione Etica SA8000:2008. Pertanto, ogni protocollo è individuato attraverso:
  • Scopo e campo di applicazione
  • Responsabilità
  • Modalità operative
  • Documenti di riferimento
Le funzioni preposte allo svolgimento delle attività dei processi individuati sono quelle indicate nell’Organigramma aziendale, alle quali sono stati eventualmente delegati i relativi poteri.

Sezione 2.1 "Processo di gestione delle risorse umane"


2.1.1 Scopo e campo di applicazione


Creazione all’interno del processo di gestione delle risorse umane di "sistemi di controllo" per l’adeguamento della struttura organizzativa dell'azienda ai fini del D.Lgs. 231/01 riferiti, in particolare, ai rischi connessi a:
  • Frode informatica ai danni dello stato
  • Reati in tema di erogazioni pubbliche
  • Reati societari
  • Delitti contro la personalità individuale
Il campo di applicazione è quello delle attività relative alla selezione, assunzione, amministrazione e gestione del personale dipendente.

2.1.2 Scopo e campo di applicazione


Le principali attività del processo fanno riferimento a:
  • Ricerca, selezione, formazione e valutazione del personale
  • Amministrazione del personale e pagamento delle retribuzioni
  • Gestione dell’informazione e formazione per l’applicazione del modello

2.1.3 Protocolli e documentazione di supporto per l’attuazione delle decisioni e modalità di gestione



Descrizione Responsabilità    
Manuale di sistema SA800 DI "il sistema di gestione per la responsabilità sociale".MOD. 05/DG/REV.00 Analisi dell’organizzazione ed andamento indicatori di performances CdA
Direzione Generale
Processo di relazione con gli stakeholders Organigramma e funzionigramma Direzione Generale

Protocollo Descrizione Responsabilità      
Protocollo 02/DG/REV.01 Gestione dei reclami, rimedi ed azioni correttive e preventive CdA
Direzione Generale
Responsabile SA 8000
Protocollo P04/DG/REV.00 Bilancio Sociale e Riesame della Direzione Direzione Generale
Responsabile SA 8000
Protocollo P03/DG/REV.00 Identificazione e gestione delle pratiche di discriminazione Direzione Generale
Responsabile SA 8000
Protocollo P01/DG/REV.00 Piano delle azioni di rimedio per i minori Direzione Generale
Responsabile SA 8000
Protocollo P01/UP/REV.00 Attività da seguire per l’inserimento di un nuovo assunto, per la cessazionedel rapporto contrattuale e cambio di mansione Direzione Generale
Responsabile SA 8000
Protocollo P02/UP/REV.01 Gestione delle attività di informazione, formazione ed addestramento del personale Direzione Generale
Responsabile SA 8000

La Direzione Generale e/o le funzioni preposte devono:

  • Organizzare le attività di formazione permanente delle risorse umane aziendali attraverso metodiche di formazione strutturata e di affiancamento a dipendenti esperti
  • Verificare il trasferimento non soltanto delle competenze tecniche specifiche del ruolo ma anche dei principi etici che regolano lo svolgimento delle attività (Codice Etico aziendale)
  • Dare ampia diffusione del Modello 231 a tutti i collaboratori aziendali accertando che gli stessi siano a conoscenza del relativo Codice Etico nonché degli altri strumenti individuati dalla legge e fatti propri dall’azienda
  • Prevedere l’organizzazione e l’erogazione di corsi specifici per tutto il personale e la consegna della documentazione di riferimento non omettendo la necessità di aggiornamento ogni qualvolta fossero apportate modifiche alla legislazione oppure agli strumenti predisposti dall’azienda
Protocollo P18/ECON/REV.00 RIMBORSI SPESE DOCUMENTATE PERSONALE DIPENDENTE E CdA Direzione Generale
Direzione Generale Ufficio Economato

L’Amministrazione tratta questo punto, per quanto riguarda il personale dipendente, come previsto dalle condizioni del CCNL.La funzione preposta deve adottare ed utilizzare specifiche procedure atte a disciplinare

  • L’erogazione delle retribuzioni al fine di evitare il pagamento di somme non autorizzate o non dovute
  • L’accertamento dell’esistenza e della validità dei presupposti formali e sostanziali per la liquidazione di trasferte, rimborsi spese, premi, incentivi, etc.,
  • Il controllo dell’utilizzo di ogni tipo di carta di credito aziendale (bancaria, autostradale, etc.,)
  • Il controllo delle forme e dei valori di concessione e del rimborso degli anticipi
PROTOCOLLO P18/ECON/REV.0 Pagamento spese documentate, indennità di missione/trasferta, rimborso chilometrico per contanti Direzione Generale Ufficio Economato Ufficio Personale Ufficio Ragioneria

L’Amministrazione tratta questo punto come previsto dalle condizioni del CCNL. La Direzione Generale deve evitare il pagamento delle varie voci per contanti. Qualora ciò avvenisse deve adottare le seguenti e specifiche attenzioni:

  • Prelevamento dell’esatto ammontare netto da corrispondere
  • Controllo fisico dello stesso da parte di una funzione diversa ed indipendente da chi materialmente prepara i rimborsi

Sezione 2.2 "Processo di relazioni con gli stakeholders"

2.2.1 Scopo e campo di applicazione



Creazione all’interno del processo commerciale e di relazioni con il territorio di "sistemi di controllo" per l’adeguamento della struttura organizzativa dell’azienda ai fini del D.Lgs. 231/01 riferiti, in particolare, ai rischi connessi a:
  • Corruzione
  • Truffa aggravata ai danni dello Stato
  • Reati in tema di erogazioni pubbliche

La gestione delle relazioni con il territorio riguarda:
  • Soggetti istituzionali (REGIONE, ASL, COMUNE, DPL, CCIAA, etc.)
  • Associazioni di categoria
  • Aziende, imprese, etc.,
  • Infrastrutture sociali di ogni genere
  • Famiglie

Tale attività ha lo scopo di garantire un’efficiente rete di relazioni con il territorio in generale al fine di soddisfare le esigenze espresse dal cliente in rapporto anche agli accordi commerciali intercorsi con lo stesso. La gestione delle relazioni con gli stakeholders offre, inoltre, alla Direzione Generale la possibilità di pianificare al meglio le attività per assicurare la corretta erogazione di servizi e per definire il miglioramento dei processi aziendali, come definito nelle procedure del Sistema di Gestione per la Qualità ai sensi della Norma SA 8000.

2.2.2 Descrizione delle attività



Definire le modalità di identificazione delle esigenze ed i criteri di attuazione del processo di relazione con gli stakeholders. (Vedi Codice Etico, Bilancio Sociale, Manuale del Sistema di Gestione per la Responsabilità Sociale SA8000:2008).

2.2.3 Protocolli per l’attuazione delle decisioni e modalità di gestione delle risorse finanziarie




Protocollo Descrizione Responsabilità      
Potocollo P08/DG/REV.00 Vidimazione e corretta tenuta dei registri obbligatori

CdA
Direzione Generale
Direzione Generale
Funzioni Competenti

Protocollo P06/DG/REV.00 Protocollo contenente le procedure di rilascio certificazioni varie

Direzione Generale
Direzione Generale Funzioni competenti

PROTOCOLLI P01/UO/REV.00 P01/RAG/REV.00 Rendicontazione

Direzione Generale Funzioni Competenti

Protocolli P07/DG/REV.00 P01/UO/REV.00 Attività legate all’ottenimento e mantenimento accreditamenti

Direzione Generale Funzioni competenti


2.2.4 Obblighi di informazione



Le funzioni responsabili indicate devono informare l’OdV periodicamente attraverso uno specifico report riguardo gli aspetti significativi afferenti le diverse attività di propria competenza. Le funzioni responsabili indicate hanno l’obbligo di comunicare immediatamente all’OdV ogni deroga alle procedure di processo decisa in caso di emergenza e di impossibilità temporanea di attuazione, indicando la motivazione, oltre che ogni anomalia significativa riscontrata.

Attività della Direzione Generale e del CdA

La Direzione ed il CdA devono informare periodicamente, nel rispetto anche della Normativa sulla Privacy, l’OdV attraverso uno specifico report riguardo gli aspetti significativi afferenti le diverse attività di propria competenza, in particolare per quanto attiene a:
  • Le attività di reclutamento, formazione e valutazione del personale
  • La politica retributiva dell’azienda
La funzione preposta ha l’obbligo di comunicare immediatamente all’OdV ogni deroga alle procedure di processo decisa in caso di emergenza o di impossibilità temporanea di attuazione, indicando la motivazione ed ogni anomalia significativa riscontrata.

Sezione 2.3 "Processo di approvvigionamento"

2.3.1 Scopo e campo di applicazione


Creazione all’interno del processo di approvvigionamento delle risorse umane di "sistemi di controllo" per l’adeguamento della struttura organizzativa dell’azienda ai fini del D.Lgs. 231/01 riferiti, in particolare, ai rischi connessi a:
  • Truffa aggravata ai danni dello Stato
  • Reati in tema di erogazioni pubbliche
Relativamente al campo di applicazione, gli approvvigionamenti riguardano:
  • Beni e servizi essenziali all’attività istituzionale
  • Farmaci e parafarmaci
  • Assistenza medica, infermieristica, tutelare notturna, psicologica, servizio sociale
  • Trasporto disabili
  • Servizio pulizie
  • Ristorazione
  • Lavanderia piana, divise del personale e indumenti ospiti
  • Materiale igienico per ospiti
  • Gas medicali
  • Servizio di barbiere, parrucchiere, podologo
  • Sanificazione ambientale
  • Etc.
  • Beni e servizi di supporto
  • Medico Competente
  • Consulenze legali/fiscali/elaborazione paghe/sicurezza
  • Assistenza tecnica su strumenti ed attrezzature
  • Materiale vario per ufficio
  • Etc.
Le principali attività del processo fanno riferimento a:
  • Valutazione e qualificazione dei fornitori
  • Elaborazione del budget annuale
  • Richiesta di offerta
  • Trattativa ed approvazione offerta
  • Emissione dell’ordine
  • Ricevimento della fattura passiva e relativa contabilizzazione
  • Pagamento e contabilizzazione

2.3.3 Protocolli per l’attuazione delle decisioni e modalità di gestione delle risorse finanziarie


Protocollo Descrizione Responsabilità      
Protocollo 01/ECON/REV.02 Qualifica dei fornitori di beni e servizi principali Direzione Generale
Ufficio Economato
Responsabile SA 8000

La funzione preposta agli acquisti individua il fornitore all’interno dei fornitori qualificati oppure dà avviso alla procedure di qualificazione del nuovo fornitore richiedendo, sin da questa fase, la disponibilità dello stesso ad operare secondo il proprio Codice Etico e secondo quanto previsto dalla Norma SA8000.

Protocollo 01/ECON/REV.02 Qualifica dei fornitori di beni e servizi di supporto Direzione Generale
Direzione Generale
Ufficio Economato
Responsabile SA 8000

La funzione preposta agli acquisti individua il fornitore all’interno dei fornitori qualificati oppure dà avviso alla procedure di qualificazione del nuovo fornitore richiedendo, sin da questa fase, la disponibilità dello stesso ad operare secondo il proprio Codice Etico e secondo quanto previsto dalla Norma SA8000.

Protocollo 01/ECON/REV.02 Valutazione periodica dei fornitori di beni e servizi principali Direzione Generale
Direzione Generale
Ufficio Economato
Responsabile SA 8000

La Direzionale Generale che, insieme ai propri collaboratori, valuta e qualifica i fornitori di beni e servizi principali, decide l’inserimento del fornitore nell’elenco di quelli qualificati accertando, oltre a quanto previsto dal Sistema SA 8000, che il fornitore dichiari di operare secondo comportamenti etici e consegnando copia del codice etico.

Protocollo 01/ECON/REV.02 Valutazione periodica dei fornitori di beni e servizi di supporto Direzione Generale
Ufficio Economato
Responsabile SA 8000

La Direzionale Generale che, insieme ai propri collaboratori, valuta e qualifica i fornitori di beni e servizi principali, decide l’inserimento del fornitore nell’elenco di quelli qualificati accertando, oltre a quanto previsto dal Sistema SA 8000, che il fornitore dichiari di operare secondo comportamenti etici e consegnando copia del codice etico.


Descrizione Responsabilità
Mod.78/Ufficio Economato Trattativa ed approvazione dell’offerta

Direzione generale
Ufficio Economato

Protocollo P01/RAG/REV.00 Regolamento contabile: effettuazione dei pagamenti

Ufficio Ragioneria

Protocollo P01/RAG/REV.00 Regolamento contabile: verifiche sulla fatturazione dei fornitori

Direzione generale
Ufficio Economato


Descrizione Responsabilità

Budget Annuale

CdA
Direzione generale

Vedi delibera di approvazione del Budget annuale

Richiesta di offerta

Direzione generale
Ufficio Economato

(La richiesta di offerta solitamente è effettuata via mail).
La funzione preposta agli acquisti seleziona un certo numero di fornitori ai quali far pervenire la richiesta di offerta e controlla che gli importi offerti siano congruenti ai valori medi di mercato

Invio ordine al fornitore

Ufficio economato

(L’invio dell’ordine avviene solitamente via mail/fax)       


2.3.4 Obblighi di informazione


La Direzione Generale, l’Ufficio Ragioneria, l’Ufficio Economato e il Responsabile SA 8000 devono informare l’OdV periodicamente attraverso uno specifico report riguardo gli aspetti significativi afferenti le diverse attività del processo di propria competenza, in particolare per quanto attiene a:
  • Scostamenti tra le richieste di acquisto ed il Budget aziendale approvato
  • Prezzi offerti, rispetto ai dati di mercato
  • Controlli effettuati sulla valutazione delle prestazioni offerte
L’Ufficio Economato ha l’obbligo di comunicare immediatamente all’OdV ogni deroga alle procedure di processo decisa in caso di emergenza oppure di impossibilità temporanea di attuazione, indicando la motivazione ed ogni anomalia significativa riscontrata. Attività della funzione "Ragioneria" La Direzione Generale, l’Ufficio Ragioneria, l’Ufficio Economato e il Responsabile SA 8000 devono informare l’OdV periodicamente attraverso uno specifico report riguardo gli aspetti significativi afferenti le diverse attività del processo di propria competenza, in particolare per quanto attiene a:
  • Verifica della coerenza della fattura passiva con gli altri documenti inerenti il processo (ordine, contratto, documenti di trasporto, certificati di pagamento, ricevute bancarie, etc.,)
  • Esiti delle verifiche a campione sulla corrispondenza delle registrazioni contabili
  • Controlli effettuati al ricevimento dei materiali
L’Ufficio Ragioneria ha l’obbligo di comunicare immediatamente all’OdV ogni deroga alle procedure di processo decisa in caso di emergenza o di impossibilità temporanea di attuazione, indicando la motivazione ed ogni anomalia significativa riscontrata.

Sezione 2.4 "Processo di gestione dei sistemi informativi"

2.4.1 Scopo e campo di applicazione


Creazione all’interno del processo di gestione dei sistemi informativi di "sistemi di controllo" per l’adeguamento della struttura organizzativa dell’azienda ai fini del D.Lgs. 231/01 riferiti, in particolare, ai rischi connessi a:
  • Frode informatica ai danni dello Stato
Il campo di applicazione del presente processo è relativo a tutte le attività supportate da sistemi informatici e telematici per l’elaborazione e la trasmissione di dati contabili, fiscali, gestionali, etc.

2.4.2 Descrizione delle attività


Le principali attività del processo fanno riferimento a:
  • Definizione della funzione responsabile dei sistemi informativi
  • Modifica, revisione, archiviazione e eliminazione dei documenti
  • Reperibilità e conservazione dei documenti del Sistema di Gestione
  • Salvataggio dei dati informatici e protezione fisica dei dati
  • Trasmissione dei flussi informativi a Regione Lombardia e ASL di Brescia

2.4.3 Protocolli per l’attuazione delle decisioni e modalità di gestione delle risorse finanziarie


Descrizione Responsabilità
Manuale del sistema di gestione per la responsabilità sociale SA8000:2008 Modifica, revisione, archiviazione e eliminazione dei documenti
Vedi Capitoli 6.9.10 e 6.9.11 del Manuale di Sistema

Direttore Generale
Responsabile SA8000
Funzioni competenti

DPS : "Documento Programmatico per la Sicurezza - Rif. D.Lgs. 196/03" Salvataggio dei dati informatici e protezione fisica dei dati

Uffici Amministrativi competenti
Responsabile SA8000
Amministratore
di Sistema

DPS : "Documento Programmatico per la Sicurezza - Rif. D.Lgs. 196/03" Definizione della funzione responsabile dei sistemi informativi

Direzione Generale

Protocollo P01/UO/REV.00 Trasmissione flussi informativi a regione Lombardia e ASL di Brescia
Vedi DPS: "Documento Programmatico per la Sicurezza - Rif. D.Lgs.196/03"

Ufficio Ospiti
Amministratore
di Sistema


Descrizione Responsabilità
Archivio cartaceo e intranet aziendale Reperibilità e conservazione dei documenti del Sistema di Gestione Responsabile SA 8000
Amministratore di Sistema

Vedi DPS : "Documento Programmatico per la Sicurezza - Rif. D.Lgs. 196/03"
Il Responsabile del Sistema di Gestione SA8000 è il responsabile della reperibilità e della conservazione di tutta la documentazione cartacea di sistema e della pubblicazione della stessa sull’intranet aziendale.

2.4.4 Obblighi di informazione


Attività della funzione preposta ai sistemi informativi L’Amministratore di Sistema deve informare l’OdV periodicamente attraverso uno specifico report riguardo gli aspetti significativi afferenti le diverse attività del processo di propria competenza, in particolare per quanto attiene a:
  • Attività di salvaguardia delle attrezzature hardware e dei programmi software
  • Controlli e verifiche periodiche sull’efficienza generale del sistema
La funzione preposta ha l’obbligo di comunicare immediatamente all’OdV ogni deroga alle procedure di processo decisa in caso di emergenza oppure di impossibilità temporanea di attuazione, indicando la motivazione ed ogni anomalia significativa riscontrata.

Sezione 2.5 "Processo amministrativo e finanziario"

2.5.1 Scopo e campo di applicazione


Creazione all’interno del processo amministrativo (registrazione, redazione e controllo dei documenti contabili ed extra-contabili) e finanziario di "sistemi di controllo" per l’adeguamento della struttura organizzativa della FONDAZIONE ai fini del D.Lgs. 231/01 riferiti, in particolare, ai rischi connessi a:
  • Corruzione e concussione
  • Truffa aggravata ai danni dello Stato
  • Frode informatica ai danni dello Stato
  • Reati in tema di erogazioni pubbliche
  • Reati societari
  • Reati di falsità morale, in carte di pubblico credito e valori di bollo
  • Delitti con finalità di terrorismo
  • Delitti contro la personalità individuale
Il campo di applicazione del presente processo è relativo a tutte le attività di registrazione, redazione e conservazione dei documenti contabili ed extra contabili, in particolare a:
  • Bilancio
  • Controllo di gestione
oltre che alle attività finanziarie relative a:
  • Gestione dei flussi finanziari
  • Gestione dei fondi
  • Impiego di disponibilità liquide
  • Partecipazioni societarie

2.5.2 Descrizione delle attività


Le principali attività del processo fanno riferimento a:
  • Strumenti contabili (Regolamento contabile e Software gestionale) ed organizzazione del piano dei conti
  • Contabilizzazione ed archiviazione (pagamenti ed incassi)
  • Redazione del bilancio preventivo (Budget) e consuntivo
  • Redazione di altri documenti per il controllo di gestione
  • Apertura, utilizzo, controllo e chiusura dei conti correnti bancari

2.5.3 Protocolli per l’attuazione delle decisioni e modalità di gestione delle risorse finanziarie


Descrizione Responsabilità
Budget annuale C.d.A.
Direzione Generale

Vedi: Delibera C.d.A. di approvazione del Budget           annuale

Nomina del revisore

Sindaco Comune di Brescia

Vedi: Statuto della Fondazione          annuale

Incarico al revisore

C.d.A.

Vedi:Statuto della Fondazione          annuale


Protocollo Descrizione Responsabilità      
Protocollo P01/RAG/REV.00 Regolamento contabile: imputazione dei costi Direzione Generale
Ufficio Ragioneria
Protocollo P01/RAG/REV.00 Regolamento contabile: evidenze di quietanza e documenti a sostegno(Ordini, DDT, etc.,) Direzione Generale
Ufficio Ragioneria
Protocollo P01/RAG/REV.00 Regolamento contabile: redazione del bilancio consuntivo Direzione Generale
Ufficio Ragioneria

Il Bilancio Consuntivo viene approvato con Delibera del C.d.A. (vedi Statuto della Fondazione)

Delibera C.d.A. Apertura, utilizzo, controllo e chiusura dei conti correnti C.d.A.
Direzione Generale
Ufficio Ragioneria

La funzione responsabile della gestione dei conti correnti deve definire e mantenere aggiornata in coerenza con la politica creditizia della Fondazione e, sulla base di adeguate separazioni dei compiti e della regolarità contabile, una specifica procedura formalizzata per le operazioni di apertura, utilizzo, controllo e chiusura dei conti correnti

Protocollo P01/RAG/REV.00 REGOLAMENTO CONTABILE C.d.A.
Direzione Generale
Ufficio Ragioneria

Vedi: Delibera C.d.A. di approvazione del Regolamento Contabile

Software gestionale "Ospiti Explorer" di Software1 Calendario delle scadenze dei pagamenti Direzione Generale
Ufficio Ragioneria

La funzione preposta deve registrare ed aggiornare periodicamente un calendario analitico delle posizioni debitorie della Fondazione

Software gestionale "Ospiti Explorer" di Software1 Coordinate bancarie dei fornitori Ufficio Ragioneria
Amministratore di Sistema

La funzione preposta deve verificare a campione i conti correnti dei fornitori e quelli dei dipendenti nonché controllare l’impossibilità, da parte degli operatori, di variare le coordinate bancarie lavorando con il sistema telematico di home banking

Protocollo P01/RAG/REV.00 Regolamento contabile:operazioni di verifica dei pagamenti Direzione Generale
Ufficio Ragioneria

La funzione preposta deve verificare costantemente l’efficienza e la regolarità delle operazioni effettuate sulle casse, con riferimento agli adempimenti formali, di legge e contabili nonché la regolarità, l’adeguatezza, la completezza e l’aggiornamento della documentazione contabile ed extra contabile afferente ai pagamenti

Protocollo P01/RAG/REV.00 REGOLAMENTO CONTABILE: calendario delle scadenze degli incassi Direzione Generale
Ufficio Ragioneria

La funzione preposta deve registrare ed aggiornare periodicamente il calendario analitico delle scadenze delle posizioni creditorie della Fondazione

Protocollo P01/RAG/REV.00 REGOLAMENTO CONTABILE: calendario delle scadenze degli incassi Direzione Generale
Ufficio Ragioneria

La funzione preposta deve controllare, per ciascun incasso, l’esistenza della documentazione giustificativa a corredo. La funzione preposta deve accertare in modo costante la corretta contabilizzazione e l’effettivo versamento sui conti correnti della Fondazione di tutti i valori ricevuti nonché la regolarità, l’adeguatezza, la completezza e l’aggiornamento della documentazione contabile ed extra contabile afferente agli incassi.

2.5.4 Obblighi di informazione


Attività della funzione Amministrativa e Finanziaria
La Direzione Generale e l’Ufficio Ragioneria devono informare l’OdV periodicamente attraverso uno specifico report riguardo gli aspetti significativi afferenti le diverse attività del processo di propria competenza La Dirzione Generale e l’Ufficio Ragioneria hanno l’obbligo di comunicare immediatamente all’OdV ogni deroga alle procedure di processo decisa in caso di emergenza oppure di impossibilità temporanea di attuazione, indicando la motivazione ed ogni anomalia significativa riscontrata.

Attività del CdA
Il CdA deve informare l’OdV periodicamente attraverso uno specifico report riguardo gli aspetti significativi afferenti le diverse attività del processo di propria competenza, in particolare per quanto attiene a:
  • Rapporti con i revisori e certificazione di bilancio
  • Documentazione redatta dai revisori e certificazione di bilancio nello svolgimento della propria attività, causate da errori, omissioni o falsità riscontrate
  • Criteri adottati nella definizione ed approvazione del bilancio, del conto economico e dello stato patrimoniale
Il CdA ha l’obbligo di comunicare immediatamente all’OdV ogni deroga alle procedure di processo decisa in caso di emergenza oppure di impossibilità temporanea di attuazione, indicando la motivazione ed ogni anomalia significativa riscontrata.

Sezione 2.6 "Processo salute, sicurezza e igiene"

2.6.1 Reati considerati e campo di applicazione


Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute e dell’igiene sul lavoro (art. 25 septies)

I reati considerati

L’art.9 della L. 3/8/2007 n.123 ha introdotto, fra l’altro, anche i delitti ex artt.589 e 590 nel complesso dei reati considerati dal D.Lgs. 231/2001; il testo previsto dalla L. n°123/2007 è stato, poi, riformato e rivisto col T.U. n°81/2008, sicché la disposizione interessata è attualmente:

"1. In relazione al delitto di cui all’articolo 589 del codice penale, commesso con violazione dell’articolo 55, comma 2, del decreto legislativo attuativo della delega di cui alla legge 123 del 2007 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura pari a 1.000 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno. 2. Salvo quanto previsto dal comma 1, in relazione al delitto di cui all’articolo 589 del codice penale, commesso con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a 250 quote e non superiore a 500 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno. 3. In relazione al delitto di cui all’articolo 590, terzo comma, del codice penale, commesso con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non superiore a 250 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a sei mesi".

A loro volta le norme richiamate così stabiliscono:

Art. 589 c.p. - Omicidio colposo.

"Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a cinque anni. Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni dodici".

Art. 583 c.p. - Circostanze aggravanti.

"La lesione personale è grave, e si applica la reclusione da tre a sette anni:

  1. se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;
  2. se il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo.

La lesione personale è gravissima e si applica la reclusione da sei a dodici anni, se dal fatto deriva:

  1. una malattia certamente o probabilmente insanabile;
  2. la perdita di un senso;
  3. la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella;
  4. la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso".


Art 590 c.p. - Lesioni personali colpose

"Chiunque cagiona ad altri, per colpa, una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309 (lire seicentomila). Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 (lire duecentoquarantamila) a euro 619 (un milione e duecentomila); se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 (lire seicentomila) a euro 1.239 (due milioni e quattrocentomila). Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque. Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro che abbiano determinato una malattia professionale".


Il quadro legislativo si è poi ampliato per effetto dell’art.30 del D.Lgs. n° 81/2008 con cui si è esercitata la delega prevista dalla L. 123/2007 in materia di salute e di sicurezza sul lavoro; detto articolo 30 così recita:

Art. 30, D.Lgvo 81/2008 - Modelli di organizzazione e di gestione

1. Il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001 n.231, deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi:

  1. al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi ad attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici;
  2. alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti;
  3. alle attività di natura organizzativa, quali emergenze, primo soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  4. alle attività di sorveglianza sanitaria;
  5. alle attività di informazione e formazione dei lavoratori;
  6. alle attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori;
  7. all’acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie di legge;
  8. alle periodiche verifiche dell’applicazione e dell’efficacia delle procedure adottate.

2. Il modello organizzativo e gestionale di cui al comma 1 .


  1. "deve prevedere idonei sistemi di registrazione dell’avvenuta effettuazione delle attività di cui al comma 1
  2. Il modello organizzativo deve in ogni caso prevedere, per quanto richiesto dalla natura e dimensioni dell’organizzazione e dal tipo di attività svolta, un’articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio, nonché un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.
  3. Il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo sull’attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate. Il riesame e l’eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati, quando siano scoperte violazioni significative delle nome relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro ovvero in occasione di mutamenti nell’organizzazione e nell’attività in relazione al progresso scientifico e tecnologico.
  4. In sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione aziendali definiti conformemente alle Linee guida UNI-INAIL, per un sistema di gestione
  5. della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28 settembre 2001 o dal British Standard OHSAS 18001 : 2007 si presumono conformi ai requisiti di cui ai commi precedenti per le parti corrispondenti. Agli stessi fini ulteriori modelli di organizzazione e gestione aziendale possono essere indicati dalla Commissione di cui all’articolo 6.
  6. L’adozione del modello di organizzazione e di gestione di cui al precedente articolo nelle imprese fino a 50 lavoratori rientra tra le attività finanziabili ai sensi dell’ art.11".


Si tratta di disposizione di ampia portata e di rilevante incidenza pratica; presenta, innanzitutto, alcuni caratteri singolari. In primo luogo, non si limita a considerare i soli reati dolosi ma prende in considerazione anche reati semplicemente colposi. In secondo luogo prescinde dal normale requisito di un reato commesso per arrecare un vantaggio all’Ente, apparendo possibile anche l’insorgenza di responsabilità pure in casi non accompagnati da un sicuro vantaggio per l’Ente. In terzo luogo - nel testo attuale dell’art.25 septies e superando alcune incertezze originate dall’iniziale dizione dell’articolo - appare chiaro che la responsabilità non si limita ai casi di morte o di lesioni, conseguenti alla violazione della normativa sulla prevenzione di infortuni sul lavoro, ma colpisce anche gli eventi conseguenti al mancato rispetto della normativa in materia di tutela dell’igiene e della salute sul lavoro. Altro aspetto significativo della normativa è rappresentato dal fatto che - mentre in ogni altro caso la legge lascia ai singoli Enti la libertà di elaborare a propria discrezione il modello organizzativo, con la sola generica indicazione di far sì che gli stessi risultino idonei a prevenire la commissione di certi reati, nella specie, l’art.30 del T.U. 81/2008 sembra delineare un contenuto legale necessario per i modelli organizzativi ai fini della loro efficacia esimente.

Campo di applicazione

Le ipotesi di reato in esame interessano tutte le aree in cui si esplica l’attività della FONDAZIONE e in particolare le aree per le quali la stessa ha già dato attuazione alle previsioni del D.Lgs. n°81/2008 attraverso il proprio sistema di gestione della sicurezza. Sulla base del Documento di Valutazione dei Rischi, si considerano come processi sensibili ai fini dei reati in esame, tutte le attività che comportano contatti con i seguenti rischi:

  • Rischi da esposizione ad agenti chimici
  • Rischi da esposizione ad agenti biologici
  • Rischi da movimentazione manuale dei carichi
  • Rischi da esposizione ad agenti fisici
  • Rischi da utilizzo di videoterminali
  • Rischio da incendio
  • Rischio elettrico
  • Rischio meccanico

Il Documento di Valutazione dei Rischi è richiamato a confronto anche:

  • per la specificazione e le conseguenze per la salute dei lavoratori derivabili da ciascuno dei predetti rischi e per l’individuazione delle
  • circostanze di esposizione verificabili durante lo svolgimento dell’attività lavorativa;
  • per l’individuazione dei soggetti coinvolti nel rischio per ciascuna area interessata;
  • per i protocolli elaborati dall’Ente per evitare che siano commessi i reati conseguenti alla impropria gestione dei rischi.

2.6.2 Regole di comportamento



L’Ente, in ogni sua articolazione e livello, riconosce ed afferma l’obbligo giuridico di provvedere agli adempimenti relativi:
  1. al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi ad attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici;
  2. alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti;
  3. alle attività di natura organizzativa, quali emergenze, primo soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  4. alle attività di sorveglianza sanitaria;
  5. alle attività di informazione e formazione dei lavoratori;
  6. alle attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori;
  7. alla acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie di legge;
  8. alle periodiche verifiche dell’applicazione e dell’efficacia delle procedure adottate.

Le regole di comportamento vanno assunte da tutti coloro che, in qualunque ruolo (dirigenti, dipendenti, operatori ditte appaltatrici, professionisti, ecc.), svolgano ruoli operativi, in particolare nelle aree "critiche" maggiormente esposte a rischio e comportano anche l’individuazione degli ambiti nei quali sono rilevabili condotte o fatti sintomatici di un cattivo o difettoso funzionamento del modello e, di conseguenza, della non corretta applicazione della normativa antinfortunistica.

Tutti i predetti soggetti sono tenuti ad osservare le regole previste nel presente documento ed in ogni altro atto aziendale e dal Codice Etico.
In particolare tutti sono tenuti:

  • ad evitare di assumere qualsiasi comportamento che possa esporre l’Ente ad una delle ipotesi di reato considerate dall’art. 25 septies del D.Lgvo 231/2001;
  • a seguire le iniziative di informazione e di aggiornamento in tema di misure per la prevenzione degli eventi che possono esplicare effetti nocivi sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori;
  • ad osservare scrupolosamente tutte le regole e prescrizioni relative alla normativa di prevenzione e protezione degli ambienti di lavoro recepite da questo Documento Aziendale;
  • a rispettare le prescrizioni portate dal Piano di emergenza ed evacuazione;
  • a rispettare le prescrizioni in tema di segnaletica e di procedure di sicurezza in casi di emergenza e ad attenersi ad ogni indicazione o prescrizione portate dal Documento di Valutazione dei Rischi;
  • ad osservare ogni altra prescrizione in tema di sicurezza che, in relazione alle attività svolte, potesse essere attribuita ai singoli operatori.

2.6.3 Descrizione delle attività


Le principali attività del processo fanno riferimento a:
  • Attività tecniche e di manutenzione
  • Attività sanitarie (medici, infermieri professionali, asa, oss)
  • Attività di pulizia e mantenimento degli ambianti
  • Attività di socializzazione e ricreative degli ospiti
  • Attività di riabilitazione e fisioterapiche
  • Attività di igiene e cura dell'ospite

2.6.4 Procedure - protocolli - documenti - moduli per l’attuazione delle decisioni e modalità di gestione del processo


Documento Descrizione Responsabilità

Documento di
Valutazione dei
Rischi

La Direzione Generale in collaborazione con RSPP, Medico Competente e per presa visione del RLS, deve elaborare il documento ai sensi dell’art.17 comma 1 lettera a) D.Lgs. 81/2008 e secondo modalità e i contenuti espressi negli artt. 28 e 29 del decreto stesso. Inoltre la Direzione Generale è tenuta ad aggiornare periodicamente la valutazione ai sensi dell’art.29 comma 3 del D.Lgs. 81/08.

DIRETTORE GENERALE RSPP PREPOSTI MEDICO COMPETENTE

Lettera di incarico Descrizione Responsabilità

Nomina a
procuratore

Nomina a procuratore della Fondazione il Direttore Generale Dott.ssa Giuliana Terenghi a Datore di Lavoro.

C.d.A.
DIRETTORE GENERALE

Nomina RSPP

La nomina del RSPP è un dovere non delegabile del datore di lavoro secondo quanto stabilito dall’articolo 17 del D.Lgs. 81/08

DIRETTORE GENERALE

Nomina
del Medico
Competente

L’art. 25 alla lettera a) dispone che il medico competente "collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione,ove necessario, della sorveglianza sanitaria. Inoltre l’art. 25 pone altri obblighi che il medico competente deve svolgere in collaborazione con il datore di lavoro che esulano dalla sorveglianza sanitaria quali ad esempio la predisposizione dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori, l’attività di formazione ed informazione, l’organizzazione del servizio di primo soccorso tutti indicati nella lettera a) o la visita agli ambienti di lavoro(lettera l), ect.

DIRETTORE GENERALE

Comunicazione Descrizione Responsabilità

Comunicazione
RLS

Elezione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) secondo quanto disposto dal Decreto Legislativo 81/08 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

RSA LAVORATORI

Procedura Descrizione Responsabilità

Procedura
P01/SICU/REV.00

Gestione delle attività per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Compito della Direzione e del RSPP identificare, valutare e gestire i rischi presenti nelle varie attività aziendali e aggiornare periodicamente il Documento di valutazione dei Rischi, redatto in conformità

DIRETTORE GENERALE RSPP PREPOSTI MEDICO COMPETENTE

Procedura
P02/SICU/REV.00

Gestione dispositivi di protezione individuale

DIRETTORE GENERALE RSPP PREPOSTI UFFICIO ECONOMATO MEDICO COMPETENTE

Procedura
P03/SICU/REV.00

Tutela della gravidanza e maternità

Le figure responsabili hanno l’onere di informare gli operatori in relazione alla normativa che tutela la gravidanza, la maternità e paternità e di tenere aggiornata la procedura qualora la normativa subisse modifiche.

DIRETTORE GENERALE RSPP PREPOSTI UFFICIO PERSONALE MEDICO COMPETENTE

Procedura
P04/SICU/REV.00

Sorveglianza sanitaria

La Direzione ha l’obbligo di nominare un medico Competente e verificare, che lo stesso adempia ai suoi obblighi in materia di sorveglianza in conformità ai contenuti della procedura e della normativa vigente.

DIRETTORE GENERALE RSPP PREPOSTI MEDICO COMPETENTE

Procedura
P05/SICU/REV.00

Gestione infortuni, accadimenti, mancati incidenti, esposizione a materiale potenzialmente infetto e malattie professionali

Le figure responsabili hanno il compito di controllare, che in caso di infortunio vengano informati tutti gli enti preposti e qualora sia necessario, venga fatta la denuncia all’INAIL nei tempi previsti dalla normativa. In caso di mancato infortunio e /o esposizione a materiale potenzialmente infetto, che tutti gli operatori applichino quanto previsto dalla procedura.

DIRETTORE GENERALE RSPP PREPOSTI MEDICO COMPETENTE

Procedura P06/SICU/REV.00

Piano di emergenza pandemia

Le figure preposte hanno il compito di tenere aggiornato l’elenco di coloro i quali sono coinvolti a diversi livelli nel piano regionale pandemico.

DIRETTORE GENERALE RSPP PREPOSTI UFFICIO PERSONALE

Procedura P07/SICU/REV.00

Esposizione accidentale con materiale biologico potenzialmente infetto

Le figure responsabili hanno il compito di controllare, che in caso di infortunio vengano informati tutti gli enti preposti e qualora sia necessario, venga fatta la denuncia all’INAIL nei tempi previsti dalla normativa. In caso di mancato infortunio e /o esposizione a materiale potenzialmente infetto, che tutti gli operatori applichino quanto previsto dalla procedura.

DIRETTORE GENERALE RSPP PREPOSTI UFFICIO PERSONALE MEDICO COMPETENTE

Procedura P08/SICU/REV.00

Gestione contratti di appalto

Le figure responsabili hanno l’obbligo prima di assegnare l’appalto ad un contractor di verificare la sua idoneità professionale, in materia di sicurezza e tutela della salute e igiene dei lavoratori e in materia di regolarità del rapporto di lavoro. In seguito dovranno verificare il rispetto dei regolamenti interni stabiliti dalla struttura nelle aree di competenza.

DIRETTORE GENERALE RSPP PREPOSTI UFFICIO TECNICO UFFICIO ECONOMATO

Procedura P02/UP/REV.01

Gestione delle attività di informazione, formazione ed addestramento del personale

Le figure responsabili hanno l’onere di verificare il fabbisogno formativo, proporlo alla Direzione, la quale poi in collaborazione con l’RSPP e l’Ufficio Personale e per conoscenza all’RLS, pianificherà le attività di informazione, formazione e addestramento, sia per il personale assunto e neoassunto, sia per quello dipendente dalle ditte appaltatrici, tirocinante e/o volontario. Inoltre coordinandosi con l’UP, tali figure dovranno verificare il rispetto del piano formativo, programmando eventuali recuperi o integrazioni. Documenti allegati: Mod. 31/UP/Rev.00 - PIANO FORMATIVO Mod. 33/UP/Rev.00 - REGISTRO PRESENZE

DIRETTORE GENERALE RSPP PREPOSTI UFFICIO PERSONALE


2.6.5 Tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori



1. L’Ente si propone di praticare il costante miglioramento della sicurezza e negli ambiti di lavoro, presenti nella legislazione della salute dei lavoratori osservando tutte le regole in materia.

2. Il Servizio di Prevenzione e Protezione provvede:
  • all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell'organizzazione aziendale;
  • ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive ed i sistemi di controllo di tali misure e ad elaborare le misure di sicurezza per le varie attività aziendali;
  • a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
  • a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alle riunioni periodiche;
  • a fornire ai lavoratori le informazioni dovute ed opportune.
3. L’Ente è tenuto:
  • a stabilire ed assumere le misure per la gestione della sicurezza;
  • a svolgere adeguate attività di formazione, informazione ed addestramento contro i rischi;
  • ad assicurare la sorveglianza sanitaria secondo quanto stabilito dalla legge;
  • ad assicurare il rispetto degli standard tecnico-strumentali di legge relativi alle attrezzature, apparecchiature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici.

4. L’organizzazione aziendale del lavoro fa riferimento e recepisce le linee guida UNI-INAIL (SGSL) 28/9/2001 per la protezione della salute e della sicurezza sul lavoro.

2.6.6 Obblighi di informazione

Il CdA e la Direzione devono informare l’OdV periodicamente attraverso uno specifico report riguardo gli aspetti significativi afferenti le diverse attività del processo. Le funzioni di cui sopra hanno l’obbligo di comunicare immediatamente all’OdV ogni deroga alle procedure di processo decisa in caso di emergenza oppure di impossibilità temporanea di attuazione, indicando la motivazione ed ogni anomalia significativa riscontrata.

Sezione 2.7 "Prevenzione reati ambientali"

Con l’art. 2 comma 2 della Legge 7 luglio 2011, n.121, è stato disposto di inserire, nel D.Lgvo 231/2001, la seguente nuova disposizione:



Art. 25 - undecies - Reati ambientali



1. In relazione alla commissione dei reati previsti dal codice penale, si applicano all’ente le     seguenti sanzioni pecuniarie:
  1. per la violazione dell’articolo 727-bis la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;
  2. per la violazione dell’articolo 733-bis la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote.
2. In relazione alla commissione dei reati previsti dal decreto legislativo 3 aprile 2006
    n. 152, si applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:
  1. per i reati di cui all’articolo 137:
    • per la violazione dei commi 3, 5, primo periodo, e 13, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;
    • per la violazione dei commi 2, 5, secondo periodo, e 11, la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote.
  2. per i reati di cui all'articolo 256:
    • per la violazione dei commi 1, lettera a), e 6, primo periodo, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;
    • per la violazione dei commi 1, lettera b), 3, primo periodo,e 5, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;
    • per la violazione del comma 3, secondo periodo, la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote;
  3. per i reati di cui all’articolo 257: 1) per la violazione del comma 1, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;
    • per la violazione del comma 2, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;
  4. per la violazione dell’articolo 258, comma 4, secondo periodo La sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;
  5. per la violazione dell’articolo 259, comma 1, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;
  6. per il delitto di cui all’articolo 260, la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento quote, nel caso previsto dal comma 1 e da quattrocento a ottocento quote nel caso previsto dal comma 2;
  7. per la violazione dell’articolo 260-bis, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote nel caso previsto dai commi 6, 7, secondo e terzo periodo, e 8, primo periodo, e la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote nel caso previsto dal comma 8, secondo periodo;
  8. per la violazione dell’articolo 279, comma 5, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote.
3. In relazione alla commissione dei reati previsti dalla legge 7 febbraio 1992, n. 150, si     applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:
  1. per la violazione degli articoli 1, comma 1, 2, commi 1 e 2, e 6, comma 4, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;
  2. per la violazione dell’articolo 1, comma 2, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;
  3. per i reati del codice penale richiamati dall'articolo 3-bis, comma 1, della medesima legge n. 150 del 1992, rispettivamente:

    • la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote, in caso di commissione di reati per cui è prevista la pena non superiore nel massimo ad un anno di reclusione;
    • la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote, in caso di commissione di reati per cui è prevista la pena non superiore nel massimo a due anni di reclusione;
    • la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote, in caso di commissione di reati per cui è prevista la pena non superiore nel massimo a tre anni di reclusione;
    • la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento quote, in caso di commissione di reati per cui è prevista la pena superiore nel massimo a tre anni di reclusione.

4. In relazione alla commissione dei reati previsti dall’articolo 3, comma 6, della legge 28     dicembre 1993, n. 549, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da centocinquanta a     duecentocinquanta quote.

5. In relazione alla commissione dei reati previsti dal decreto legislativo 6 novembre 2007     n. 202, si applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:
  1. per il reato di cui all’articolo 9, comma 1, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;
  2. per i reati di cui agli articoli 8, comma 1, e 9, comma 2, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;
  3. per il reato di cui all’articolo 8, comma 2, la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote.
    • Le sanzioni previste dal comma 2, lettera b), sono ridotte della metà nel caso di commissione del reato previsto dall’articolo 256, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
    • Nei casi di condanna per i delitti indicati al comma 2, lettere a), n. 2), b), n. 3), e f), e al comma 5, lettere b) e c), si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, per una durata non superiore a sei mesi.
    • Se l’ente o una sua unità organizzativa vengono stabilmente utilizzati allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati di cui all’articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e all’articolo 8 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 202, si applica la sanzione dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell'attività ai sensi dell'art. 16, comma 3, del decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231.".

L’art. 25 undecies eleva a presupposto della responsabilità amministrativa una vasta gamma di reati contro i valori ambientali e segnatamente i reati previsti dalle seguenti norme:

Art. 727 bis, cod. pen. (come introdotto dall’art. 1 comma 1 lettera a) del D.Lgvo. 121/2011)
Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette


"Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, fuori dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta è punito con l’arresto da uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui l’azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie. Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge o detiene esemplari appartenenti ad una specie vegetale selvatica protetta è punito con l’ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui l’azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatti trascurabile sullo stato di conservazione della specie."

Art. 733 bis, cod. pen. (come introdotto dall’art. 1, comma 1, lett. b, del D.Lgs. 121/2011)
Distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto:


"Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all’interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l’arresto fino a diciotto mesi e con l’ammenda non inferiore a 3.000 euro.
2. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 727-bis del codice penale, per specie animale o vegetali selvatiche protette si intendono quelle indicate nell’allegato IV della direttiva 92/43/CE e nell’allegato I della direttiva 2009/147/CE.
3. Ai fini dell’applicazione dell’art. 733-bis del codice penale per "habitat all’interno di un sito protetto" si intende qualsiasi habitat di specie per le quali una zona sia classificata come zona a tutela speciale a norma dell’articolo 4, paragrafi 1 o 2, della direttiva 2009/147/CE, o qualsiasi habitat naturale o un habitat di specie per cui un sito sia designato come zona speciale di conservazione a norma dell’art.4, paragrafo 4, della direttiva 92/43/CE."
Sono inoltre da considerare diversi reati previsti dal D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, come segue: a) limitatamente ai reati previsti dai commi 2, 3 e 5, 11 e 13 ex art. 2 comma 2 art. undecies

Art. 137 - Sanzioni penali

"2. Quando le condotte descritte al comma 1 riguardano gli scarichi di acque reflue industriali contenenti le sostanze pericolose comprese nelle famiglie e nei gruppi di sostanze indicate nelle tabelle 5 e 3/A dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, la pena è dell’arresto da tre mesi a tre anni.
3. Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al comma 5, effettui uno scarico di acque reflue industriali contenenti le sostanze pericolose comprese nelle famiglie e nei gruppi di sostanze indicate nelle tabelle 5 e 3/A dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto senza osservare le prescrizioni dell’autorizzazione, o le altre prescrizioni dell’autorità competente a norma degli articoli 107, comma 1, e 108, comma 4, è punito con l’arresto fino a due anni.
5. Chiunque, in relazione alle sostanze indicate nella tabella 5 dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, nell’effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, superi i valori limite fissati nella tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella tabella 4 dell’Allegato5 alla parte terza del presente decreto, oppure i limiti più restrittivi fissati dalle regioni o dalle province autonome o dall’Autorità competentea norma dell’articolo 107, comma 1, è punito con l’arresto fino a due anni e con l’ammenda da tremila euro a trentamila euro. Se sono superati anche i valori limite fissati per le sostanze contenute nella tabella 3/A del medesimo Allegato 5, si applica l’arresto da sei mesi a tre anni e l’ammenda da 6.000 euro a 120.000 euro.
11. Chiunque non osservi i divieti di scarico previsti dagli articoli 103 e 104 è punito con l’arresto sino a tre anni.
13. Si applica sempre la pena dell’arresto da due mesi a due anni se lo scarico nelle acque del mare da parte di navi od aeromobili contiene sostanze o materiali per i quali è imposto il divieto assoluto di sversamento ai sensi delle disposizioni contenute nelle convenzioni internazionali vigenti in materia e ratificate dall’Italia, salvo che siano in quantità tali da essere resi rapidamente innocui dai processi fisici, chimici e biologici, che si verificano naturalmente in mare e purchè in presenza di preventiva autorizzazione da parte dell’autorità competente."

b) limitatamente ai reati previsti dai commi 1, lettere a) e b), 3, primo e secondo periodo, 5 e 6.

Art. 256 - Attività di gestione di rifiuti non autorizzata

"1. Chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 è punito:
a) con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro se si tratta di rifiuti non pericolosi; b) con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro se si tratta di rifiuti pericolosi.
2. Le pene di cui al comma 1 si applicano ai titolari di imprese ed ai responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all’articolo 192, commi 1 e 2.
3. Chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro. Si applica la pena dell’arresto da uno a tre anni e dell’ammenda da euro 5.200 a euro 52.000 se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, consegue la confisca dell’area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi.
5. Chiunque, in violazione del divieto di cui all’articolo 187, effettua attività non consentite di miscelazione di rifiuti, è punito con la pena di cui al comma 1, lettera b).
6. Chiunque effettua il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi, con violazione delle disposizioni di cui all’articolo 227, comma 1, lettera b), è punito con la pena dell’arresto da tre mesi ad un anno o con la pena dell’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.600 euro a 15.500 euro per i quantitativi non superiori a duecento litri o quantità equivalenti."

Art. 257 - Bonifica dei siti

"1. Chiunque cagiona l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a un anno o con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro, se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall’autorità competente nell’ambito del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti. In caso di mancata effettuazione della 89 comunicazione di cui all’articolo 242, il trasgressore à punito con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da 1.000 euro a 26.000 euro.
2. Si applica la pena dell’arresto da un anno a due anni e la pena dell'ammenda da 5.200 euro a 52.000 euro se l’inquinamento è provocato da sostanze pericolose.
3. Nella sentenza di condanna per la contravvenzione di cui ai commi 1 e 2, o nella sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato alla esecuzione degli interventi di emergenza, bonifica e ripristino ambientale.
4. L’osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti costituisce condizione di non punibilità per i reati ambientali contemplati da altre leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento di cui al comma 1."

Art. 258, comma 4, II° periodo - Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari

"4. Le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 212, comma 8, che non aderiscono, su base volontaria, al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lettera a), ed effettuano il trasporto di rifiuti senza il formulario di cui all’articolo 193 ovvero indicano nel formulario stesso dati incompleti o inesatti sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da milleseicento euro a novemilatrecento euro. Si applica la pena di cui all’articolo 483 del codice penale a chi, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e a chi fa uso di un certificato falso durante il trasporto".

Art. 259, comma 1 - Traffico illecito di rifiuti

"1. Chiunque effettua una spedizione di rifiuti costituente traffico illecito ai sensi dell’articolo 26 del regolamento (CEE) 1° febbraio 1993, n. 259, o effettua una spedizione di rifiuti elencati nell’Allegato II del citato regolamento in violazione dell’articolo 1, comma 3, lettere a), b), c) e d), del regolamento stesso è punito con la pena dell'ammenda da 1.550 euro a 26.000 euro e con l’arresto fino a due anni. La pena è aumentata in caso di spedizione di rifiuti pericolosi."

Art. 260 - Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti

"1. Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punito con la reclusione da uno a sei anni.
2. Se si tratta di rifiuti ad alta radioattività si applica la pena della reclusione da tre a otto anni. 3. Alla condanna conseguono le pene accessorie di cui agli articoli 28, 30, 32-bis e 32-ter del codice penale, con la limitazione di cui all’articolo 33 del medesimo codice. 90
4. Il giudice, con la sentenza di condanna o con quella emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, ordina il ripristino dello stato dell’ambiente e può subordinare la concessione della sospensione condizionale della pena all’eliminazione del danno o del pericolo per l'ambiente."

Art. 260 bis, commi 6, 7 e 8 - Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti

"6. Si applica la pena di cui all’articolo 483 c.p. a colui che, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, utilizzato nell’ambito del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e a chi inserisce un certificato falso nei dati da fornire ai fini della tracciabilità dei rifiuti.
7. Il trasportatore che omette di accompagnare il trasporto dei rifiuti con la copia cartacea della scheda SISTRI - AREA MOVIMENTAZIONE e, ove necessario sulla base della normativa vigente, con la copia del certificato analitico che identifica le caratteristiche dei rifiuti è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.600 euro a 9.300 euro. Si applica la pena di cui all’art. 483 del codice penale in caso di trasporto di rifiuti pericolosi. Tale ultima pena si applica anche a colui che, durante il trasporto fa uso di un certificato di analisi di rifiuti contenente false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti trasportati.
8. Il trasportatore che accompagna il trasporto di rifiuti con una copia cartacea della scheda SISTRI - AREA Movimentazione fraudolentemente alterata è punito con la pena prevista dal combinato disposto degli articoli 477 e 482 del codice penale. La pena è aumentata fino ad un terzo nel caso di rifiuti pericolosi."

Art. 279, comma 5 - Sanzioni

"5. Nei casi previsti dal comma 2 si applica sempre la pena dell’arresto fino ad un anno se il superamento dei valori limite di emissione determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell'aria previsti dalla vigente normativa."

Per i reati previsti dalla legge 7 febbraio 1992, n.150, limitatamente alle violazioni di cui agli articoli 1, comma 1-2, art. 6, comma 4:

Art. 1, commi 1 e 2

"1. Chiunque in violazione di quanto previsto dal decreto del Ministro del commercio con l’estero del 31 dicembre 1983, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 5 marzo 1984, importa, esporta o riesporta, sotto qualsiasi regime doganale, vende, espone per la vendita, detiene per la vendita, offre in vendita, trasporta, anche per conto terzi, o comunque detiene esemplari di specie indicate nell’allegato A, appendice I, e nell’allegato C, parte 1, del regolamento (CEE) n. 3626/82 del Consiglio del 3 dicembre 1982, e successive modificazioni, è punito con le seguenti sanzioni:
    a) arresto da tre mesi ad un anno o ammenda da lire quindici milioni a lire duecento
        milioni;
    b) in caso di recidiva, arresto da tre mesi a due anni o ammenda da lire quindici
        milioni a sei volte il valore degli animali, piante, loro parti o prodotti derivati oggetto
        dalla violazione. Se trattasi di impresa commerciale alla condanna consegue la
        sospensione della licenza da un minimo di sei mesi ad un massimo di diciotto mesi.
2. L’importazione di oggetti ad uso personale o domestico relativi a specie indicate nel comma 1, effettuata senza la presentazione della prevista documentazione CITES emessa dallo Stato estero ove l’oggetto è stato acquistato, è punita con la sanzione amministrativa da lire tre milioni a lire diciotto milioni. Gli oggetti importati illegalmente sono confiscati dal Corpo forestale dello Stato."

Art. 6, comma 4

"4. Chiunque contravviene alle disposizioni di cui al comma 1 è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da lire quindici milioni a lire duecento milioni."

Art. 3 bis comma 1, legge n. 150/1992 (come modificato con art. 3 D.Lgs. 275/2001)

"1. Alle fattispecie previste dall’articolo 16, paragrafo 1 lettere a), c), d), e), ed l) del Regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996 e successive modificazione in materia di falsificazione o alterazione di certificati, licenze, notifiche di importazione, dichiarazioni, comunicazioni di informazioni al fine di acquisizione di una licenza o di un certificato, di uso di certificati o licenze falsi o alterati si applicano le pene di cui al Libro II, Titolo VII, Capo III del Codice Penale.
2. In caso di violazione delle norme del Decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973 n.43 le stesse concorrono con quelle di cui agli articoli 1, 2 e 3bis."

Per i reati previsti dalla legge 28 dicembre 1993, n. 549:

Art. 3 -Cessazione e riduzione dell’impiego delle sostanze lesive.

"1. La produzione, il consumo, l’importazione, l’esportazione, la detenzione e la commercializzazione delle sostanze lesive di cui alla tabella A allegata alla presente legge sono regolati dalle disposizioni di cui al regolamento (CE) n. 3093/94.
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge è vietata l’autorizzazione di impianti che prevedano l’utilizzazione delle sostanze di cui alla tabella A allegata alla presente legge, fatto salvo quanto disposto dal regolamento (CE) n. 3093/94.
3. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sono stabiliti, in conformità alle disposizioni ed ai tempi del programma di eliminazione progressiva di cui al regolamento (CE) n. 3093/94, la data fino alla quale è consentito l’utilizzo di sostanze di cui alla tabella A, allegata alla presente legge, per la manutenzione e la ricarica di apparecchi e di impianti già venduti ed installati alla data di entrata in vigore della presente legge, ed i tempi e le modalità per la cessazione dell’utilizzazione delle sostanze di cui alla tabella B, allegata alla presente legge, e sono altresì individuati gli usi essenziali delle sostanze di cui alla tabella B, relativamente ai quali possono essere concesse deroghe a quanto previsto dal presente comma. La produzione, l’utilizzazione, la commercializzazione, l’importazione e l’esportazione delle sostanze di cui alle tabelle A e B allegate alla presente legge cessano il 31 dicembre 2008, fatte salve le sostanze, le lavorazioni e le produzioni non comprese nel campo di applicazione del regolamento (CE) n. 3093/94, secondo le definizioni ivi previste. (1)
4. L’adozione di termini diversi da quelli di cui al comma 3, derivati dalla revisione in atto del regolamento (CE) n. 3093/94, comporta la sostituzione dei termini indicati nella presente legge ed il contestuale adeguamento ai nuovi termini.
5. Le imprese che intendono cessare la produzione e la utilizzazione delle sostanze di cui alla tabella B allegata alla presente legge prima dei termini prescritti possono concludere appositi accordi di programma con il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato e dell’ambiente, al fine di usufruire degli incentivi di cui all’art. 10, con priorità correlata all’anticipo dei tempi di dismissione, secondo le modalità che saranno fissate con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, d’intesa con il Ministro dell’ambiente.
6. Chiunque violi le disposizioni di cui al presente articolo, è punito con l’arresto fino a due anni e con l’ammenda fino al triplo del valore delle sostanze utilizzate per fini produttivi, importate o commercializzate. Nei casi più gravi, alla condanna consegue la revoca dell’autorizzazione o della licenza in base alla quale viene svolta l’attività costituente illecito (2)."

(1) Comma modificato dall’art. 15, l. 31 luglio 2002, n. 179
(2) Articolo così sostituito dall’art. 2, l. 16 giugno 1997, n. 179

Per i reati previsti dal D.Lgs. 6 novembre 2007, n.202:

Artt. 8 - Inquinamento doloso

"1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il Comandante di una nave, battente qualsiasi bandiera, nonché i membri dell’equipaggio, il proprietario e l’armatore della nave, nel caso in cui la violazione sia avvenuta con il loro concorso, che dolosamente violano le disposizioni dell’art. 4 sono puniti con l’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da euro 10.000 ad euro 50.000.
2. Se la violazione di cui al comma 1 causa danni permanenti o, comunque, di particolare gravità, alla qualità delle acque, a specie animali o vegetali o a parti di queste, si applica l’arresto da uno a tre anni e l’ammenda da euro 10.000 ad euro 80.000.
3. Il danno si considera di particolare gravità quando l’eliminazione delle sue conseguenze risulta di particolare complessità sotto il profilo tecnico, ovvero particolarmente onerosa o conseguibile solo con provvedimenti eccezionali."

Art.9 - Inquinamento colposo

"1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il Comandante di una nave, battente qualsiasi bandiera, nonché i membri dellàequipaggio, il proprietario e l’armatore della nave, nel caso in cui la violazione sia avvenuta con la loro cooperazione, che violano per colpa le disposizioni dell’art. 4, sono puniti con l’ammenda da euro 10.000 ad euro 30.000.
2. Se la violazione di cui al comma 1 causa danni permanenti o, comunque, di particolare gravità, alla qualità delle acque, a specie animali o vegetali o a parti di queste, si applica l’arresto da sei mesi a due anni e l’ammenda da euro 10.000 ad euro 30.000.
3. Il danno si considera di particolare gravità quando làeliminazione delle sue conseguenze risulta di particolare complessità sotto il profilo tecnico, ovvero particolarmente onerosa o conseguibile solo con provvedimenti eccezionali."


2.7.2 Regole di comportamento



Aree esposte al rischio

I reati previsti dall’art. 25 undecies del D.Lgs. 213/01 appartenenti alla categoria dei cosiddetti reati ambientali hanno quasi tutti normali possibilità di accadimento anche nell’ambito dell’Ente. Non hanno possibilità di accadimento i reati di cui agli artt. 727 bis C.P. "uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animale o vegetale protette", 733 bis C.P. "distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto", quelli di cui alla legge 7/2/1992 n.150 limitatamente agli art.1 comma 1 e 2, art. 6 comma 4 (commercio di animali, piante, ecc.), di cui al D.Lgvo 611/2007 n.202, artt. 8 e 9 (inquinamento doloso e colposo ad opera di comandanti di navi). Gli altri reati previsti all’art.25 undecies, riferiti pressoché integralmente alla materia della produzione, raccolta, smaltimento dei rifiuti, hanno invece normali possibilità di accadimento. L’attività dell’Ente, infatti, rivolta prevalentemente al ricovero di soggetti in strutture di carattere socio-sanitario o socio assistenziale, comporta la produzione di quantità considerevoli di rifiuti sia di carattere normale, in genere assimilabili ai rifiuti urbani, sia di carattere speciale attinenti all’attività di cura e somministrazione di farmaci, medicamenti e presidi. La materia dei rifiuti e dell’inquinamento ambientale in genere è regolata da numerose prescrizioni, tese a salvaguardare la salute pubblica, la cui inosservanza è sanzionata sotto il profilo pecuniario ma soprattutto penale. Per le considerazioni di cui al punto precedente sono esposte al rischio di commissione dei reati previsti dall’art. 25 undecies tutti i settori o uffici dell’Ente preposti all’erogazione delle attività istituzionali, comprendenti sia quelli di carattere propriamente socio-sanitario o socio-assistenziale sia anche quelli amministrativi per gli adempimenti connessi al rispetto delle norme relative alla gestione di rifiuti prodotti.

I rifiuti sanitari, disciplinati dal D.P.R. 254/2003, appartengono alle seguenti tipologie:
  1. non pericolosi;
  2. assimilati agli urbani;
  3. pericolosi non a rischio infettivo;
  4. pericolosi a rischio infettivo;
  5. che richiedono particolari sistemi di gestione.

Per ciascuna categoria vanno osservate particolari modalità di gestione e trattamento dalla produzione allo smaltimento. La materia, pertanto, deve essere disciplinata da apposite procedure conformi alle disposizioni legislative e regolamentari, particolarmente riferite alla:
  1. raccolta a livello di singola U.O./reparto/unità organizzata, dei rifiuti prodotti, differenziata tra rifiuti normali e rifiuti speciali;
  2. prescrizioni sull’idoneità dei contenitori, regolarmente etichettati per tipologia di rifiuto, con l’indicazione delle strutture di provenienza e la data di chiusura del contenitore;
  3. raccolta differenziata (per tipologia di rifiuto prodotto: carta, vetro, plastica, umido), dei rifiuti classificati come normali ed assimilabili ai rifiuti urbani;
  4. raccolta separata dei rifiuti speciali con classificazione e separazione fra gli stessi di quelli pericolosi e, fra questi, dei rifiuti a rischio infettivo;
  5. indicazione sugli imballaggi dei dati di identificazione CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), il reparto che ha prodotto il rifiuto e la data di chiusura del contenitore, che va posizionato nel deposito temporaneo;
  6. indicazioni sul deposito temporaneo per categorie omogenee di rifiuti, con contenitori idonei a seconda della diversa tipologia degli stessi ed in luoghi o locali idonei, protetti, adeguatamente contrassegnati ed accessibili ai soli addetti ai lavori;
  7. divieto di miscelazione dei rifiuti pericolosi;
  8. movimentazione dal deposito temporaneo alle aree attrezzate, a cura di personale informato dei rischi, e fornito di idonei mezzi di protezione in materia di igiene e sicurezza sul lavoro;
  9. tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti appositamente vidimati;
  10. tenuta del formulario di identificazione dei rifiuti e del sistema informatico di tracciabilità degli stessi (SISTRI). Il formulario deve accompagnare i rifiuti durante il trasporto, effettuato da ditte specializzate, per il loro smaltimento e deve essere conservato per il periodo previsto dal D.Lgs. 22/97.

Le sopraindicate prescrizioni devono essere analiticamente previste in procedure di carattere unitario per l’intero Ente e la relativa vigilanza è affidata alla responsabilità della direzione sanitaria aziendale, nonché di tutti coloro che interagiscono o sono coinvolti nelle varie fasi di raccolta, trasporto e smaltimento.

A tale riguardo, si richiamano le principali responsabilità riferite a:
  1. classificazione del rifiuto in base alla pericolosità;
  2. individuazione e apposizione del codice CER (art. 193 D.Lgs. 152/06);
  3. realizzazione del deposito temporaneo secondo i requisiti di cui all’art. 183 D.Lgs. 152/06;
  4. requisiti tecnici e qualitativi (limiti per alcune sostanze pericolose, stoccaggio per tipi omogenei di rifiuti, rispetto norme tecniche di stoccaggio, rispetto norme imballaggio ed etichettatura);
  5. requisiti temporali (termini di permanenza diversificati per tipologia di rifiuto e quantità);
  6. corretta compilazione del FIR (formulario identificazione rifiuti) (art.193);
  7. corretta trascrizione nel registro di carico e scarico (art. 190).

Particolare attenzione e cura, sotto il profilo dei requisiti formali e sostanziali di idoneità, dovrà essere riservata nella individuazione dei soggetti specializzati nel trasporto e smaltimento dei rifiuti; attraverso la:
  1. verifica dell’iscrizione all’Albo Gestori Ambientali dei trasportatori (art.183);
  2. verifica della validità delle autorizzazioni dei Gestori.

2.7.3 Descrizione delle attività



Le principali attività del processo fanno riferimento allo smaltimento di:
  1. Rifiuti infetti o potenzialmente tali;
  2. Rifiuti taglienti/pungenti a rischio infettivo;
  3. Rifiuti assimilabili ai rifiuti urbani;
  4. Rifiuti di natura organica provenienti da cucine/oli di cottura;
  5. Materiali destinati al riutilizzo (vetro, carta/cartone, plastica);
  6. Rifiuti pericolosi non a rischio infettivo;
  7. Farmaci, sostanze stupefacenti e sostanze psicotrope;
  8. Cespiti (rifiuti tecnologici)
  9. Toner

2.7.4 Procedure/Protocolli/documenti/moduli per l’attuazione delle decisioni e modalità di gestione del processo



Protocollo Descrizione Responsabilità
P01/DS/REV.01

Protocollo operativo rifiuti

DIREZIONE SANITARIA UFFICIO ECONOMATO UFFICIO TECNICO

P11/Econ/REV.00

Inventario cespiti e eliminazione/smaltimento beni

DIRETTORE GENERALE UFFICIO ECONOMATO UFFICIO TECNICO

P03/Econ/REV.01

Protocollo igiene ambientale

DIREZIONE SANITARIA UFFICIO ECONOMATO

P02/DS/REV.01

Protocollo gestione farmaci stupefacenti e sostanze psicotrope

DIREZIONE SANITARIA MEDICI I.P.


2.7.5 Obblighi di informazione



La Direzione e l’Ufficio Economato devono informare l’OdV periodicamente attraverso uno specifico report riguardo gli aspetti significativi afferenti le diverse attività del processo.

Le funzioni di cui sopra hanno l’obbligo di comunicare immediatamente all’OdV ogni deroga alle procedure di processo decisa in caso di emergenza oppure di impossibilità temporanea di attuazione, indicando la motivazione ed ogni anomalia significativa riscontrata.